L'uomo
e il suo divenire secondo il Vêdânta
Premessa
Nelle
nostre opere precedenti abbiamo a più riprese
annunciato l'intenzione di pubblicare una serie di
studi nei quali ci sarebbe stato possibile, secondo
i casi, o esporre direttamente taluni aspetti delle
dottrine metafisiche dell'Oriente, o adattare queste
stesse dottrine nel modo che ci fosse apparso più
intelligibile e proficuo, sempre però restando
rigorosamente fedeli al loro spirito. Il presente
lavoro costituisce il primo di questi studi: in esso,
per ragioni che abbiamo già avuto occasione
di spiegare, assumiamo come punto di vista centrale
quello delle dottrine indù, e specialmente
del Vêdânta, che è il ramo più
puramente metafisico di tali dottrine; va però
chiarito che ciò non ci impedirà di
fare, ogni qual volta ci parrà opportuno, confronti
e paragoni con altre teorie, qualunque ne sia la provenienza,
e, in particolare, che faremo anche ricorso agli insegnamenti
degli altri rami ortodossi della dottrina indù,
nella misura in cui vengono, su certi punti, a precisare
e a completare quelli del Vêdânta. Non
sarebbe logico rimproverarci questo modo di procedere,
dato che le nostre intenzioni non sono affatto quelle
di uno storico: teniamo a ribadire ancora espressamente,
a questo proposito, che vogliamo fare opera di comprensione,
non di erudizione, e che ciò che esclusivamente
ci interessa è la verità delle idee.
Se dunque abbiamo ritenuto opportuno fornire qui riferimenti
precisi, è per motivi che non hanno niente
a che vedere con le preoccupazioni particolari degli
orientalisti; con ciò abbiamo soltanto voluto
dimostrare che non inventiamo nulla e che le idee
da noi esposte hanno davvero un'origine tradizionale,
e al tempo stesso fornire il mezzo, a coloro che ne
fossero capaci, di riferirsi ai testi, nei quali potranno
trovare indicazioni complementari, poiché va
da sé che non abbiamo la pretesa di offrire
una trattazione esauriente, nemmeno di un punto determinato
della dottrina.
Una
trattazione complessiva, del resto, è assolutamente
impossibile: sarebbe un lavoro interminabile, oppure
richiederebbe una formulazione così sintetica
da risultare perfettamente incomprensibile a mentalità
occidentali. Inoltre, sarebbe difficilissimo evitare,
in un'opera di questo genere, una parvenza di sistematizzazione
che è incompatibile con i caratteri essenziali
delle dottrine metafisiche; per quanto solo una parvenza,
essa sarebbe lo stesso, inevitabilmente, causa di
errori estremamente gravi, tanto più che gli
Occidentali, per le loro abitudini mentali, sono fin
troppo inclini a scorgere "sistemi" anche là
dove non ve ne possono essere. è importante
non dare il minimo appiglio a queste assimilazioni
ingiustificate cui sono usi gli orientalisti; e meglio
sarebbe astenersi dall'esporre una dottrina piuttosto
che contribuire a snaturarla, fosse pure per semplice
inavvedutezza. Fortunatamente, però, esiste
un mezzo per sfuggire al suddetto inconveniente: basta
trattare, in una stessa esposizione, soltanto un punto
o un aspetto più o meno definito della dottrina,
salvo prendere poi altri punti per farne l'oggetto
di altrettanti studi distinti. D'altronde, questi
lavori non rischieranno mai di diventare ciò
che gli eruditi e gli "specialisti" chiamano "monografie",
poiché i principi fondamentali non saranno
mai perduti di vista e, quanto ai punti secondari,
essi vi dovranno comparire soltanto come applicazioni
dirette o indirette di questi principi da cui tutto
deriva: nell'ordine metafisico, che si riferisce alla
sfera dell'Universale, non può esserci il minimo
posto per la "specializzazione".
è
facile ora comprendere perché facciamo oggetto
del presente studio solamente quanto concerne la natura
e la costituzione dell'essere umano: per rendere intelligibile
quel che abbiamo da dire al riguardo dovremo necessariamente
affrontare altri punti che, a prima vista, possono
sembrare estranei all'argomento, mentre è sempre
in rapporto a esso che li prenderemo in esame. I principi
hanno, di per sé, una portata che supera immensamente
ogni loro applicazione possibile; ma non per questo
è meno legittimo esporli, per quanto è
possibile, relativamente a tale o talaltra applicazione,
anzi, è un procedimento che, sotto vari punti
di vista, offre molti vantaggi. D'altra parte, una
questione può dirsi trattata metafisicamente
solo nella misura in cui viene ricollegata ai principi;
non bisogna mai dimenticarlo, se si vuol fare della
vera metafisica e non della "pseudo-metafisica" alla
maniera dei filosofi europei.
Se
abbiamo deciso di esporre in primo luogo le questioni
relative all'essere umano, non è perché
abbiano, dal punto di vista puramente metafisico,
un'importanza eccezionale, poiché, essendo
questo punto di vista essenzialmente libero da tutte
le contingenze, il caso dell'uomo non vi appare mai
come un caso privilegiato; cominciamo da esse perché
tali questioni si sono già presentate durante
i nostri lavori precedenti, che richiedevano, sotto
questo riguardo, un supplemento che si troverà
nella presente opera. L'ordine che adotteremo per
gli studi che seguiranno dipenderà ugualmente
dalle circostanze e sarà, in larga misura,
determinato da considerazioni di opportunità;
abbiamo reputato utile dirlo sin d'ora, affinché
nessuno sia tentato di scorgervi una specie di ordine
gerarchico quanto all'importanza degli argomenti o
alla loro dipendenza; significherebbe attribuirci
un'intenzione che non abbiamo, ma sappiamo fin troppo
bene con quanta facilità si producano equivoci
di questo genere e perciò ci sforzeremo di
prevenirli ogni qual volta sarà nelle nostre
possibilità.
C'è
ancora un punto che ci sta troppo a cuore per passarlo
sotto silenzio in queste osservazioni preliminari,
un punto su cui, tuttavia, pensavamo in un primo momento
di esserci sufficientemente spiegati in precedenti
occasioni; ci siamo invece accorti che non tutti l'avevano
ben capito; occorre dunque insistervi di più.
Il punto è il seguente: la conoscenza vera,
a cui esclusivamente miriamo, non ha che pochissimi
rapporti, posto che ne abbia, con il sapere "profano";
gli studi che lo compongono non sono in alcuna misura
né ad alcun titolo una preparazione, sia pure
lontana, per accostarsi alla "Scienza sacra", anzi,
talvolta sono al contrario un ostacolo, data la deformazione
mentale, spesso irrimediabile, che è la conseguenza
più comune di una certa educazione. Per dottrine
come quelle che esponiamo, uno studio cominciato "dall'esterno"
non può essere di alcun profitto; l'abbiamo
già detto, non si tratta di storia e nemmeno
di filologia o di letteratura; e aggiungiamo ancora,
a rischio di ripeterci in un modo che alcuni troveranno
forse fastidioso, che non si tratta neppure di filosofia.
Tutte queste cose, infatti, fanno ugualmente parte
di quel sapere che chiamiamo "profano" o "esteriore",
non per disprezzo, ma perché in realtà
non è che questo; riteniamo di non doverci
preoccupare di piacere agli uni o dispiacere agli
altri, ma solo di dire le cose come sono e di attribuire
a ogni cosa il nome e il posto che normalmente le
convengono. La "Scienza sacra" è stata odiosamente
parodiata, nell'Occidente moderno, da impostori più
o meno coscienti, ma non per questo bisogna astenersi
dal parlarne e dare l'impressione, se non di negarla,
per lo meno d'ignorarla; al contrario, noi affermiamo
apertamente, non soltanto che esiste, ma che abbiamo
l'intenzione di occuparcene esclusivamente. Coloro
che vorranno riferirsi a quello che abbiamo detto
altrove sulle stravaganze degli occultisti e dei teosofisti
comprenderanno immediatamente che ciò di cui
si tratta è tutt'altra cosa e che anche queste
persone non sono ai nostri occhi che semplici "profani",
anzi, dei "profani" che aggravano singolarmente la
loro posizione cercando di farsi passare per quello
che non sono affatto, e questa, d'altro canto, è
una delle ragioni principali per cui giudichiamo necessario
mostrare l'inanità delle loro pretese dottrine
ogni qual volta se ne presenti l'occasione.
Quello
che abbiamo detto deve anche far capire che le dottrine
di cui ci proponiamo di parlare eludono, per la loro
stessa natura, ogni tentativo di "volgarizzazione";
sarebbe ridicolo voler "mettere alla portata di tutti",
come tanto spesso si dice nella nostra epoca, concezioni
che non possono essere destinate che a una élite,
e cercare di farlo sarebbe il modo più sicuro
per deformarle. Abbiamo altrove spiegato quello che
intendiamo per élite intellettuale, quale sarà
la sua funzione se riuscirà un giorno a costituirsi
in Occidente, e come lo studio reale e approfondito
delle dottrine orientali sia indispensabile per prepararne
la formazione. In vista di un simile lavoro, i cui
risultati si faranno indubbiamente sentire solo a
lunga scadenza, crediamo di dover esporre certe idee
per coloro che sono capaci di assimilarle, senza mai
fare subire a esse alcuna di quelle modificazioni
e semplificazioni, tipiche dei "volgarizzatori", che
si opporrebbero direttamente allo scopo che ci proponiamo.
Infatti, non è la dottrina che deve abbassarsi
e restringersi per il limitato intelletto del volgo;
sono invece quelli che lo possono che devono elevarsi
alla comprensione della dottrina nella sua purezza
integrale, ed è solo in tal modo che può
formarsi una vera élite intellettuale. Fra
quelli che ricevono uno stesso insegnamento, ognuno
lo capisce e l'assimila più o meno completamente,
più o meno profondamente, secondo le proprie
capacità intellettuali: così si opera
naturalmente la selezione senza la quale non può
esistere una vera gerarchia. Abbiamo già detto
queste cose, ma era necessario ricordarle prima di
intraprendere una esposizione propriamente dottrinale;
quanto più esse sono estranee alla mentalità
occidentale attuale, tanto meno è inutile ripeterle
insistentemente.