Il
Teosofismo
Premessa
Teosofia
e teosofismo
Dobbiamo
innanzi tutto giustificare il termine inusuale che costituisce
il titolo del presente studio: perché "teosofismo"
e non "teosofia"? Dato che, per quanto ci riguarda,
questi due termini designano due cose parecchio differenti,
occorre dissipare, persino a costo di un neologismo
o di ciò che può sembrare tale, la confusione
a cui induce naturalmente la similitudine dei due termini.
Ciò,
dal nostro punto di vista, è tanto più
importante in quanto certe persone hanno, al contrario,
tutto l'interesse a mantenere tale confusione, per far
credere ad un loro collegamento con una tradizione,
alla quale in realtà essi non possono legittimamente
ricollegarsi; cosa del resto valida per tanti altri.
In
effetti, molto tempo prima della creazione della Società
cosiddetta Teosofica, il termine teosofia era una, denominazione
comune a dottrine alquanto diverse, ma facenti tutte
parte di una stessa tipologia o almeno derivanti dallo
stesso complesso di indirizzi; è opportuno dunque
soffermarsi sul significato che tale termine ha storicamente.
Senza
cercare di approfondire, qui, la natura di tali dottrine,
possiamo dire che esse hanno come elementi comuni e
fondamentali delle concezioni più o meno strettamente
esoteriche, di ispirazione religiosa o almeno mistica,
benché, senza dubbio, di un misticismo un po'
speciale, e si richiamano ad una tradizione propriamente
occidentale la cui base è sempre, sotto una forma
o l'altra, il Cristianesimo.
Tali
sono, per esempio, le dottrine di Jacob Böhme,
di Gichtel, di William. Law, di Jane Lead, di Swedenborg,
di Louis-Claude de Saint-Martin, di Eckartshausen; senza
con questo pretendere di offrire un elenco completo,
ma limitandoci a citare qualche personaggio fra i più
conosciuti.
Ora,
l'organizzazione che si chiama attualmente "Società
Teosofica", di cui qui intendiamo occuparci esclusivamente,
non dipende da nessuna scuola che si ricolleghi, neanche
indirettamente, ad alcuna di tali dottrine; la sua fondatrice,
M.me Blavatsky, ha solo potuto avere una conoscenza
più o meno completa degli scritti di alcuni teosofi,
in particolare di Jacob Böhme, e da qui attingere
alcune delle idee che inserirà nelle sue opere,
insieme a moltissimi altri elementi della più
diversa provenienza; ma questo è tutto quello
che è possibile ammettere nei riguardi di un
presunto collegamento.
In
generale, le teorie più o meno coerenti che sono
state enunciate e sostenute dai capi della Società
Teosofica non hanno alcuno dei caratteri che noi abbiamo
indicati, a parte il preteso esoterismo: esse si presentano,
d'altronde falsamente, come aventi un'origine orientale
e se si è pensato bene, dopo un certo tempo,
di ricollegarle ad uno pseudo-cristianesimo di una natura
alquanto particolare, non è men vero che la loro
primitiva tendenza era, al contrario, palesemente anticristiana.
"Nostro
scopo - diceva allora M.me Blavatsky - non è
di restaurare l'Induismo, ma di cancellare il Cristianesimo
dalla faccia della terra" 1.
Le
cose sono così cambiate, da allora, come le apparenze
potrebbero far credere? Il tutto induce, come minimo,
a diffidare, dato che la grande propagandista del nuovo
"Cristianesimo Esoterico" è M.me Besant, la stessa
che scrisse a suo tempo che occorreva "innanzi tutto
combattere Roma ed i suoi preti, lottare ovunque contro
il Cristianesimo e scacciare Dio dai Cieli" 2.
Senza
dubbio, è possibile che la dottrina della Società
Teosofica e le opinioni della sua attuale presidentessa
si siano "evolute", ma è possibile anche che
il suo neo-cristianesimo non sia altro che una copertura,
poiché quando si tratta di simili ambienti bisogna
aspettarsi di tutto.
Riteniamo
che il presente studio dimostrerà a sufficienza
quanto si avrebbe torto a rimettersi alla buona fede
di persone che dirigono o ispirano movimenti come quello
di cui si tratta.
Comunque,
a parte tale, considerazione, possiamo fin d'ora dichiarare
nettamente che fra la dottrina della Società
Teosofica, o almeno fra quello che viene offerto come
tale, e la Teosofia, nel vero significato del termine,
non vi è assolutamente alcuna filiazione, neppure
solamente ideale. Si devono dunque rigettare come chimeriche
le affermazioni che tendono a presentare questa Società
come la continuatrice di altre associazioni tipo la
"Società di Filadelfia", che è esistita
a Londra verso la fine del XVII secolo 3 e alla quale
si ritiene appartenesse Isaac Newton; o la "Confraternita
degli Amici di Dio" che si dice sia stata istituita
in Germania, nel XIV secolo, dal mistico Jean Tauler,
nel quale alcuni hanno voluto vedere, non sappiamo bene
perché, un precursore di Lutero 4. Tali affermazioni
sono forse ancora meno fondate, e non è dir poco,
di quelle con le quali i teosofisti si sforzano di rifarsi
ai neoplatonici 5, con il pretesto che M.me Blavatsky
ha effettivamente adottato alcune frammentarie teorie
di tali filosofi, senza per altro averle assimilate
veramente.
Le
dottrine, in realtà tutte moderne, che propugna
la Società Teosofica sono talmente differenti,
sotto quasi tutti gli aspetti, da quelle a cui si dà
legittimamente il nome di Teosofia, che si potrebbero
confondere le une con le altre solo per malafede o per
ignoranza: malafede da parte dei capi della Società,
ignoranza della maggior parte dei seguaci ed anche,
bisogna dirlo, di taluni dei loro avversari che, poco
sufficientemente informati, commettono il grave errore
di prendere sul serio le loro asserzioni e di credere,
per esempio, che essi rappresentino l'autentica. tradizione
orientale, allorché invece non ne rappresentano
alcuna.
La
Società Teosofica, come si vedrà, deve
la sua denominazione a delle circostanze del tutto fortuite,
senza le quali essa ne avrebbe avuto un'altra del tutto
diversa, di modo che i suoi membri non sono affatto
dei Teosofi, ma sono, al massimo, dei teosofisti.
Del
resto, la distinzione fra questi due termini, "Teosofi"
e "Teosofisti", è adottata correntemente in inglese,
ove è il termine "Teosofism" ad essere usato
per indicare la dottrina di questa Società; noi
riteniamo che l'uso di tale termine sia così
importante da doverlo mantenere anche in francese (e
in italiano - n.d.t. -), malgrado ciò che può
esservi di strano; è questo il motivo per cui
abbiamo ritenuto di dover innanzi tutto chiarire le
ragioni per le quali non si tratta solo di una semplice
questione di termini.
Abbiamo
parlato come se vi fosse veramente una dottrina teosofista
ma, a dire il vero, se si considera il termine dottrina
nel suo significato più vero o se si vuole semplicemente
indicare qualcosa di valido e di ben definito, bisogna
convenire che essa non ne ha alcuno.
Ciò
che i teosofisti presentano come loro dottrina appare,
ad un esame appena serio, come qualcosa piena di contraddizioni;
per di più da un autore all'altro, e talvolta
presso lo stesso autore, vi sono delle considerevoli
variazioni, anche su dei punti che sono riconosciuti
come i più importanti. Si possono soprattutto
distinguere, sotto questo aspetto, due periodi principali,
corrispondenti l'uno alla direzione di M.me Blavatsky
e l'altro a quella di M.me Besant; è vero che
i teosofisti moderni cercano frequentemente di dissimulare
le contraddizioni, interpretando a loro modo il pensiero
della loro fondatrice e pretendendo che questo sia stato
mal compreso dall'inizio, ma il disaccordo non è
per questo meno reale.
Si
capirà senza fatica che lo studio di tali teorie
così inconsistenti non può, quasi mai,
essere separato dalla storia della Società Teosofica
ed è per questo che noi non abbiamo ritenuto
di sviluppare questo studio in due parti distinte, l'una
storica e l'altra dottrinale, come sarebbe stato naturale
in tutt'altre circostanze.
Note
l. Dichiarazione fatta ad Alfred Alexander e pubblicata
in The Medium and Daybreak, Londra, genn. 1893, p. 23.
2. Discorso di chiusura al Congresso dei Liberi Pensatori
tenutosi a Bruxelles nel sett. 1880.
3. La Clef de la Tbéosophie, di H.P. Blavatsky,
p. 25 della traduzione francese di H. de Neufville.
Per le citazioni contenute in questo studio ci rifaremo
sempre a questa traduzione.
4. Modern World Movements, del dr. J.D. Buck, in
Life and Action, Chicago, maggio-giugno 1913.
5. La Clef de la Théosophie, pp. 4-13.
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