Il
Teosofismo
Conclusione
In
questo studio abbiamo voluto fare soprattutto opera
di informazione, raccogliendo a questo scopo una documentazione
i cui elementi, fino ad oggi, potevano trovarsi solo
sparsi un po' dappertutto; alcuni di questi erano
anche difficilmente reperibili per coloro che non
fossero stati favoriti, nelle loro ricerche, da circostanze
un po' particolari.
Per
quanto riguarda le dottrine, se a causa della loro
inconsistenza fin troppo evidente non abbiamo ritenuto
utile soffermarci più a lungo di quanto abbiamo
fatto e se ci siamo limitati a fornire soprattutto
delle citazioni, è perché pensiamo,
al pari di un altro dei loro avversari, che "il mezzo
più sicuro per confutarle è quello di
esporle brevemente, lasciando poi parlare i loro stessi
maestri" 1; noi aggiungiamo che il mezzo migliore
per combattere il teosofismo consiste, a nostro avviso,
nell'esporre la sua storia così com'è.
Possiamo
dunque lasciare al lettore il compito di trarre da
sé tutte le conclusioni che è fin troppo
facile ricavare, dal momento che abbiamo sicuramente
detto tanto da permettere a chiunque abbia avuto la
pazienza di seguirci fin qui, di esprimere sul teosofismo
un giudizio definitivo.
A
tutti coloro che sono liberi da preconcetti, il teosofismo
apparirà probabilmente più come uno
scherzo di cattivo gusto che come una cosa seria,
ma sfortunatamente questo scherzo di cattivo gusto,
lungi dall'essere inoffensivo, ha fatto molte vittime
e continua a farne sempre di più (secondo M.me
Besant, la Società Teosofica propriamente detta,
senza contare le sue innumerevoli organizzazioni ausiliarie,
contava, nel 1913, 25000 membri attivi) 2; ed è
questa la ragione principale che ci ha convinti ad
intraprendere il presente lavoro. D'altronde, occorre
notare che la storia della Società Teosofica
non è priva, in se stessa, di interesse, poiché
è parecchio istruttiva sotto diversi aspetti;
essa solleva anche delle questioni poco conosciute
che noi abbiamo potuto indicare solo di sfuggita,
in quanto che per trattarle in maniera appena approfondita,
avremmo dovuto affrontare considerazioni che superano
di molto l'intendimento e la portata dell'argomento
che abbiamo inteso specificatamente presentare.
La
nostra trattazione non ha la pretesa di essere assolutamente
completa sotto tutti i punti di vista ma, così
com'è, è largamente sufficiente per
informare pienamente le persone di buona fede e per
permettere ai teosofisti di rendersi conto che noi
siamo perfettamente informati sulla maggior parte
dei particolari della loro storia; al tempo stesso
possiamo loro assicurare che conosciamo come loro,
ed anche meglio di molti fra loro, il contenuto delle
loro teorie.
Potrebbero
dunque fare a meno di riprendere contro di noi il
rimprovero di "ignoranza" che hanno l'abitudine di
indirizzare ai loro avversari, poiché è
all'"ignoranza" che generalmente attribuiscono gli
attacchi di cui è oggetto la loro società;
in verità, abbiamo talvolta constatato, con
rammarico, come alcuni abbiano realmente offerto appiglio
a questo rimprovero, sia dal punto di vista storico,
sia per ciò che concerne le teorie. A questo
proposito dobbiamo spendere qualche parola su di un
recente opuscolo intitolato L'église et La
Théosophie, che riproduce il testo di una conferenza
fatta da un teosofista per rispondere a certi attacchi
3 e nel quale si fa menzione, incidentalmente e senza
commenti, di uno studio avente lo stesso titolo del
presente volume, ma molto meno sviluppato, che abbiamo
fatto pubblicare nella Revue de Philosophie 4 e del
quale, fra l'altro, a quel tempo era stata diffusa
solo la prima parte.
All'avversario
preso particolarmente di mira, l'autore di questo
opuscolo rimprovera amaramente, fra le altre cose,
di aver esposto le dottrine della reincarnazione e
del "karma" senza pronunciare la parola "evoluzione";
secondo noi, questo rimprovero è abbastanza
giustificato, diversamente da quanto ci riguarda,
poiché, lungi dal commettere una tale "dimenticanza",
noi abbiamo invece presentato la concezione evoluzionista
come costituente il centro stesso di tutta la dottrina
teosofista. è a questa concezione che è
necessario rifarsi innanzi tutto, poiché una
volta dimostratane l'inconsistenza, tutto il resto
crolla da sé; contro le teorie del "karma"
e della reincarnazione, una tale confutazione ha un'efficacia
maggiore di tante altre argomentazioni che consistono
nello sviluppare delle considerazioni sentimentali,
che valgono tanto quanto quelle che i teosofisti presentano
a favore delle stesse teorie.
Naturalmente
non è questa la sede adatta per intraprendere
una critica dettagliata dell'evoluzionismo; ma abbiamo
voluto stabilire che tale critica, che può
essere condotta con estrema facilità, è
valida in particolare contro il teosofismo, poiché
in fondo questi non è che una delle numerose
forme rivestite dall'evoluzionismo, punto di partenza
di quasi tutti gli errori specificatamente moderni
ed il cui prestigio, nella nostra epoca, poggia su
un mostruoso ammasso di pregiudizi.
Un
altro rimprovero che viene mosso nello stesso opuscolo
è quello relativo ad "una confusione riguardo
alla natura dei metodi di conoscenza ai quali è
attribuita la documentazione teosofica". Senza andare
a fondo nella questione e senza indagare se questa
confusione sia così grave come si è
detto, noi facciamo questa semplice osservazione:
l'avversario in questione aveva avuto innanzi tutto
il torto di attribuire ai teosofisti una "teoria della
conoscenza", cosa che in realtà non corrisponde
del tutto al loro punto di vista, di modo che la confusione
da lui commessa era soprattutto, a nostro avviso,
fra il punto di vista proprio al teosofismo. e quello
della filosofia, e più esattamente della filosofia
moderna; certo, i teosofisti hanno così tante
sciocchezze al loro attivo che non è il caso
di attribuire loro anche quelle degli altri!
Vi
è ancora un'osservazione che riteniamo necessaria:
alcuni si meraviglieranno probabilmente per il fatto
che, nel corso della nostra esposizione, non abbiamo
usato il termine "panteismo", ed infatti ce ne siamo
astenuti di proposito; sappiamo bene che i teosofisti,
o almeno alcuni fra loro, si dichiarano molto volentieri
"panteisti", ma questo termine si presta all'equivoco;
esso è stato applicato indistintamente a tante
di quelle dottrine differenti che, talvolta, si è
finito col non sapere esattamente di che cosa si parla
quando lo si impiega, ed occorrono molte precauzioni
per restituirgli un significato preciso e scartare
ogni confusione. Per di più, vi sono di quelli
per i quali la sola parola "panteismo" basta a sostituire
ogni seria confutazione: non appena, a torto o a ragione,
hanno affibbiato tale denominazione ad una qualunque
dottrina, ritengono di potersi dispensare da ogni
altro esame; questi sono dei metodi di discussione
che non potrebbero mai esser nostri.
Sempre
nella stessa risposta, vi è un terzo punto
che, per quanto ci riguarda, registriamo con grande
soddisfazione, poiché si tratta di una testimonianza
che, in maniera del tutto inattesa, viene a rafforzare
il nostro modo di vedere le cose: essa consiste in
una protesta contro "un'abusiva identificazione della
Teosofia con il Brahmanesimo e l'Induismo".
I
teosofisti, in effetti, non hanno sempre parlato così
e non hanno certo il diritto di lamentarsi, poiché
sono loro i primi responsabili di tale "identificazione
abusiva", ben più abusiva di quanto la proclamino
adesso; se sono arrivati a tanto è perché
una tale identificazione invece di risultare loro
vantaggiosa, come era accaduto all'inizio, è
diventata molto imbarazzante per il loro "Cristianesimo
esoterico", novella contraddizione che viene ad aggiungersi
a tutte le altre.
Senza
pretendere di dare dei consigli a nessuno, pensiamo
che gli avversari dei teosofisti dovrebbero prenderne
buona nota per evitare di commettere certi errori
in avvenire; al posto di usare le loro critiche al
teosofismo come pretesto per insultare gli Indù,
come abbiamo visto fare distorcendo in modo odioso
le dottrine di questi ultimi, che in fondo non conoscono
affatto, essi dovrebbero, al contrario, considerarli
come loro alleati naturali in una simile lotta, poiché
lo sono effettivamente e non potrebbero non esserlo:
oltre alle ragioni particolari che inducono gli Indù
a detestare profondamente il teosofismo, esso per
loro non è più accettabile che per i
Cristiani (dovremmo dire piuttosto per i Cattolici,
poiché il Protestantesimo vi si accorda del
tutto) e, in maniera generale, per tutti coloro che
aderiscono ad una dottrina avente un carattere veramente
tradizionale.
Infine
vi è un passo che teniamo a citare, tanto più
che in parte ci riguarda; dopo aver affermato che
la teosofia "non combatte alcuna religione" (noi abbiamo
indicato cosa bisogna pensare in merito), il conferenziere
continua in questi termini: "è molto bello
- ci si dirà - ma è anche vero che voi
attaccate praticamente la religione, per il solo fatto
che professate delle idee contrarie alla verità
che essa proclama. Ma questo rimprovero perché
non lo rivolgete alla scienza ufficiale ed in particolare
ai biologi che, alla Facoltà di Scienze, sostengono
delle teorie in cui il materialismo trova un completo
e definitivo argomento a favore della sua tesi?...
Riconoscete dunque alla Scienza dei diritti che negate
alla teosofia, in quanto che nell'animo vostro la
Teosofia sarebbe innanzitutto una religione o piuttosto
una pseudo-religione come scrive l'autore di cui ho
segnalato lo studio in corso di pubblicazione nelle
Revue de Philosophie? 5 è questa un'opinione
sulla quale non possiamo convenire e benché
ricerchiamo la verità con metodi diversi da
quelli della Scienza moderna, noi abbiamo il diritto
di rivendicare il suo stesso privilegio e cioè
di dire ciò che noi riteniamo sia la verità"
6.
Non
sappiamo cosa gli altri potranno o vorranno rispondere
a tale asserzione ma, per quanto ci riguarda, la nostra
risposta sarà delle più semplici: noi
non professiamo il minimo rispetto nei confronti della
'Scienza moderna" e "ufficiale", dei suoi metodi e
delle sue teorie; lo abbiamo già dimostrato
altrove e quello che diciamo sempre a proposito dell'evoluzionismo
ne è una prova ulteriore. Non riconoscono dunque
alla scienza, come alla filosofia, alcun diritto in
più che al teosofismo e siamo pronti all'occorrenza
a denunciare parimenti le false opinioni dei dotti
"ufficiali", ai quali dobbiamo solo riconoscere, in
genere, il merito di una certa franchezza che troppo
spesso manca ai teosofisti.
Per
coloro che, fra questi ultimi, sono veramente sinceri
noi non desideriamo altro che illuminarne il più
gran numero possibile, poiché sappiamo che
vi è molta gente la quale, entrata nella Società
Teosofica per semplice curiosità o perché
non aveva altro da fare, ignora tutto della sua storia
e quasi tutto dei suoi insegnamenti, e costoro forse
non hanno subito tutti la deformazione mentale che
alla lunga risulta inevitabile, frequentando un simile
ambiente.
Ci
resta da aggiungere solo questo: se non siamo di quelli
che amano parlare "in nome della Scienza" e che mettono
la "ragione" al di sopra di tutto, ancor meglio non
pretendiamo di parlare "a nome della Chiesa", tanto
più che non avremmo alcuna qualificazione per
farlo; se alcuni teosofisti hanno supposto una cosa
del genere (e la conferenza su La Chiesa e la Teosofia
sembra indicarlo) è bene che si ricredano.
Del resto, noi riteniamo che anche i loro contraddittori
ecclesiastici non lo abbiano mai fatto e che abbiano
potuto parlare o scrivere solo a titolo personale;
la Chiesa, per quanto ne sappiamo, è intervenuta
solo una volta per condannare il teosofismo e dichiarare
formalmente che "queste dottrine sono inconciliabili
con la fede cattolica" 7.
In
ogni caso, da parte nostra, il comportamento assunto
in merito, a ciò che sappiamo essere un errore,
ed un errore pericoloso per la mentalità contemporanea,
è stato da noi adottato in maniera del tutto
indipendente; non ci associamo ad alcuna campagna
organizzata, né vogliamo sapere neppure se
ne esistono e non permettiamo a nessuno di dubitarne
neanche un po'. Se i teosofisti vogliono conoscere
i motivi di tale nostro comportamento, possiamo loro
assicurare che non ve n'è altri che questo:
traducendo ed applicando, meglio di quanto fanno loro,
il motto indù di cui si sono audacemente appropriati,
noi riteniamo che "non vi è diritto superiore
di quello alla verità" 8.
Note
1. La
Nouvelle Théosophie, di P. de Grandinaison,
p. 54.
2. Le
Procès de Madras, p. 41.
In quegli anni esistevano delle "Società Teosofiche
Nazionali" nei seguenti paesi: Inghilterra, Scozia,
Francia, Belgio, Olanda, Scandinavia, Danimarca, Austria,
Boemia, Ungheria, Svizzera, Italia, Russia, Finlandia,
Stati Uniti, America Centrale, India, Australia, Nuova
Zelanda, Africa del Sud.
La Spagna e l'America del Sud contavano dei gruppi
meno importanti o meno organizzati, diretti da "agenti
presidenziali".
D'altronde, sembra che il numero dei teosofisti sia
cresciuto considerevolmente da dopo la guerra; oggi
si pensa che sia arrivato perfino a 50000; al recente
congresso di Parigi erano rappresentate trentatré
nazioni.
(n.a.) Attualmente la Società Teosofica
conta 33 sezioni dette "Società Teosofiche
Nazionali"; ed eccone l'elenco così come figura
sul Bulletin Théosophique: Stati Uniti, Gran
Bretagna, India, Australia, Svezia, Nuova Zelanda,
Olanda, Francia, Italia, Germania, Cuba, Ungheria,
Finlandia, Russia, Cecoslovacchia, Sudafrica, Scozia,
Svizzera, Belgio, Indie Olandesi, Birmania, Austria,
Norvegia, Egitto, Danimarca, Irlanda, Messico, Canada,
Cile, Argentina, Brasile, Bulgaria, Islanda, Spagna,
Portogallo, Galles.
3. Conferenza
del 6 marzo 1921, tenuta nella sede della Società
Teosofica da Georges Chevrier.
L'autore è attualmente a capo della "sezione
esoterica" parigina, cosa che fa assumere una certa
importanza alle sue affermazioni.
(n.a.) Abbiamo già visto che Georges Chevrier
ha abbandonato, nell'ottobre del 1922, la direzione
della "sezione esoterica" parigina; in tale funzione
è stato rimpiazzato dalla sig.na Aimée
Blech, sorella del segretario generale della "Società
Teosofica Francese".
4. Genn.-febb.,
marzo-aprile, maggio-giugno e luglio-agosto 1921.
5.
(n.a.) - La Revue de Philosophie non deve essere confusa
con la Revue Philosophique, organo universitario;
richiamiamo l'attenzione su tale differenza perché
un teosofista è incorso di recente nella detta
confusione ed a causa di ciò ha creduto di
dover riscontrare una sorta di incompatibilità
fra la pubblicazione del nostro studio su una tale
rivista e la nostra poca considerazione per la "scienza
ufficiale"; se fosse stato meglio informato, avrebbe
potuto rendersi conto che non esisteva nulla di contraddittorio:
la Revue de Philosophie non ha alcun rapporto con
gli ambienti ove la cosiddetta "scienza ufficiale"
è in onore.
6. L'église
et la Théosophie, p. 8.
7. Decisione
della Congregazione del Sant'Uffizio, 19 luglio 1919:
Acta Apostolicae Sedis, 1 agosto 1919, p. 317.
Questa decisione è stata commentata da Padre
Giovanni Busnelli in un articolo intitolato Teosofia
e Teologia, pubblicato nella rivista Gregorianum,
genn. 1920, e di cui una traduzione francese è
apparsa nella Documentation Catholique, 10-17 sett.
1921.
8.
(n.a.) Dal momento che le insinuazioni nei nostri
riguardi, da noi rilevate nella conferenza di Georges
Chevrier su La Chiesa e la Teosofia, da allora si
sono ripetute a più riprese, e dato che sono
state riprese ancora ultimamente in forma esplicita,
teniamo ad affermare ancora una volta la nostra completa
indipendenza e riteniamo sia il caso di indicare in
maniera più esauriente le nostre reali intenzioni
nello scrivere la presente opera.
La prima ragione, il cui valore può essere
compreso con più immediatezza da tutti, è
quella che abbiamo enunciato chiaramente: scorgendo
nel teosofismo uno degli errori più pericolosi
per la mentalità contemporanea, abbiamo ritenuto
utile denunciarlo, proprio nel momento in cui, in
seguito allo squilibrio provocato dalla guerra, esso
acquistava una estensione che non aveva mai avuto
fino ad allora; d'altronde, un po' più tardi
abbiamo fatto la stessa cosa con lo spiritismo.
Tuttavia vi è anche una seconda ragione che
per noi aveva un'importanza particolare e che rendeva
questo lavoro ancora più urgente, e cioè:
dal momento che ci proponevamo di esporre in altri
studi le autentiche dottrine indù, giudicavamo
necessario dimostrare innanzi tutto che queste dottrine
non hanno niente in comune con il teosofismo, le cui
pretese, a tale riguardo, come abbiamo fatto rilevare,
sono troppo spesso accettate dai suoi stessi avversari;
per fare luce sulle confusioni che, come sapevamo,
esistevano nel mondo occidentale era necessario respingere
il più nettamente possibile ogni solidarietà
con questa fraudolenta contraffazione che è
il teosofismo.
Aggiungiamo anche che l'idea di questo libro ci era
già stata suggerita da tempo da degli Indù,
i quali ci hanno anche fornito una parte della documentazione;
così, a dispetto di tutto quello che potrebbero
pretendere i teosofisti, i quali hanno naturalmente
il più grande interesse a causare confusione
in merito al vero punto di partenza di un'offensiva
come questa, né la, Chiesa né i "Gesuiti"
c'entrano proprio per niente e tantomeno una qualunque
altra organizzazione occidentale.