Il
risveglio della tradizione occidentale
Linsegnamento
iniziatico
Sembra
che, in un senso abbastanza generale, non ci si renda
conto esattamente di ciò che è, o di
ciò che dovrebbe essere, linsegnamento
iniziatico, di ciò che lo caratterizza essenzialmente,
differenziandolo profondamente dallinsegnamento
profano. Molti, in simile materia, prendono le cose
in un modo troppo superficiale, si fermano alle apparenze
ed alle forme esteriori, e così non vedono,
come particolarità degna nota, nulla più
delluso del simbolismo, di cui non comprendono
affatto la ragione dessere, si può anche
dire la necessità, e che, in queste condizioni,
non possono sicuramente trovare che strano e per lo
meno inutile.
A parte
ciò, essi suppongono che la dottrina iniziatica,
in fondo, non è quasi che una filosofia come
le altre, un po differente forse per il suo
metodo, ma in ogni caso niente di più, perché
la loro mentalità è così fatta
che sono incapaci di concepire altra cosa.
E quelli
che acconsentiranno lo stesso a riconoscere allinsegnamento
di una tale dottrina qualche valore da uno o da un
altro punto di vista, e per motivi qualunque, che
non hanno abitualmente nulla di iniziatico, non potranno
mai arrivare anche essi che a farne tuttal più
una specie di prolungamento dellinsegnamento
profano, di completamento delleducazione ordinaria,
ad uso di un"elite" relativa.
Ora, è forse ancor meglio negare intieramente
il suo valore, il che equivale in fondo ad ignorarlo
puramente e semplicemente, che trascinarlo così
in basso e presentare, troppo spesso, in suo nome
ed al suo posto, lespressione di vedute particolari,
più o meno coordinate, su ogni sorta di cose
che, in realtà, non sono iniziatiche né
in sé stesse, né per il modo con cui
vengono trattate.
E,
se questa maniera per lo meno difettosa di concepire
linsegnamento iniziatico non è dovuta,
dopo tutto, che allincomprensione della sua
vera natura, ve ne è unaltra che lo è
presso a poco altrettanto, benché in apparenza
affatto contraria a quella. È quella che consiste
nel volere ad ogni costo opporlo allinsegnamento
profano, pur attribuendogli daltra parte per
oggetto una certa scienza speciale, più o meno
vagamente definita, messa ogni momento in contraddizione
ed in conflitto colle altre scienze, e sempre proclamata
superiore ad esse senza che se ne sappia troppo il
perché, quando essa non è né
meno sistematica nella sua esposizione, né
meno dogmatica nelle sue conclusioni. I partigiani
di un insegnamento di questo genere, sedicente iniziatico,
afferman bene, è vero, che esso è di
tuttaltra natura dellinsegnamento ordinario,
sia scientifico, filosofico, o religioso; ma non danno
di questo alcuna prova e, disgraziatamente, non si
fermano lì in fatto di affermazioni gratuite
o ipotetiche. Ma vi è di più; raggruppandosi
in scuole multiple e sotto denominazioni diverse,
essi si contraddicono tra di loro non meno di quanto
essi non contraddicano, spesso per partito preso,
rappresentanti dei diversi rami dellinsegnamento
profano, il che non impedisce a ciascuno di loro di
pretendere ad essere creduto sulla parola e considerato
come più o meno infallibile.
Ma,
se linsegnamento iniziatico non è il
prolungamento dellinsegnamento profano, come
lo vorrebbero gli uni, né la sua antitesi,
come sostengono gli altri, se non è né
un sistema filosofico, né una scienza specializzata,
si può chiedere che cosa è; perché
non basta avere detto che cosa non è, bisogna
anche, se non darne una definizione propriamente detta,
il che è forse impossibile, almeno tentare
di fare comprendere in che cosa consiste la sua natura.
E far comprendere la sua natura, almeno nella proporzione
in cui ciò può essere fatto, è
spiegare ad un tempo, e proprio per tale mezzo, perché
non è possibile definirlo senza deformarlo,
ed inoltre perché ci si è ingannati
così generalmente, ed in qualche modo necessariamente,
sul suo vero carattere. Limpiego costante del
simbolismo nella trasmissione di questo insegnamento,
di cui forma come la base, potrebbe per altro bastare
a fare già intravederlo, per chiunque rifletta
un poco, quando si ammetta, come è semplicemente
logico di fare senza neppure spingersi fino al fondo
delle cose, che un modo di espressione al tutto diverso
dal linguaggio ordinario deve essere stato creato
per esprimere, almeno alla sua origine, ed in quanto
di origine si può parlare, delle idee parimenti
diverse da quelle che esprime questultimo, e
delle concezioni che non si lasciano tradurre integralmente
per mezzo di parole, per le quali occorre un linguaggio
meno limitato, più universale, perché
esse stesse appartengono ad un ordine più universale.
Ma
se le concezioni iniziatiche sono cosa diversa dalle
concezioni profane, si è che esse procedono
innanzi tutto da unaltra mentalità che
quella da cui queste procedono, dalle quali esse differiscono
meno ancora per il loro obbietto che per il punto
di vista sotto il quale esse guardano questo obbietto.
Ora, se tale è la distinzione essenziale che
esiste tra questi due ordini di concezioni, è
facile ammettere che, da una parte, tutto quel che
può essere considerato da un punto di vista
profano può esserlo anche, ma allora in tuttaltro
modo e con tuttaltra comprensione, dal punto
di vista iniziatico, mentre che, daltra parte,
vi sono delle cose che sfuggono completamente al dominio
profano e che son proprie del dominio iniziatico,
poiché questo non è sottoposto alle
medesime limitazioni di quello.
Che
il simbolismo, che è come la forma sensibile
di ogni insegnamento iniziatico, sia di fatti, in
realtà, un linguaggio più universale
dei linguaggi volgari, non è permesso di dubitarne
un solo istante, quando solamente si consideri che
ogni simbolo è suscettibile di interpretazioni
multiple, per niente in contraddizione fra loro, ma
al contrario completantesi reciprocamente, e tutte
egualmente vere benché procedenti da punti
di vista differenti; e, se la cosa sta così,
dipende dallessere il simbolo la rappresentazione
sintetica e schematica di tutto un insieme di idee
e di concezioni che ciascuno potrà affermare
secondo le proprie attitudini mentali e nella misura
in cui egli è preparato alla loro intelligenza.
E così il simbolo, per chi perverrà
a penetrarne la significazione profonda, potrà
far concepire ben più di tutto quel che è
possibile esprimere per mezzo delle parole; e questo
mostra la necessità del simbolismo: ciò
sta nellessere il solo mezzo di trasmettere
tutto quellinesprimibile che costituisce il
dominio proprio delliniziazione o piuttosto
deporre in germe le concezioni di questo ordine nellintelletto
delliniziato, che dovrà in seguito farle
passare dalla potenza allatto, svilupparle ed
elaborarle col suo lavoro personale, perché
non si può fare nulla di più che prepararvelo
tracciandogli, con delle formule appropriate, il piano
che egli dovrà poi realizzare in sé
stesso per pervenire al possesso effettivo delliniziazione
che egli ha ricevuto dallesterno solo simbolicamente.
Ma
se liniziazione simbolica, che non è
che la base od il sostegno delliniziazione vera
ed effettiva, è la sola che possa essere data
esteriormente, essa può per lo meno venir conservata
e trasmessa anche da quelli che non ne comprendono
né il senso né la portata. Basta che
i simboli siano mantenuti intatti perché siano
sempre suscettibili di risvegliare, in chi ne è
capace, tutte le concezioni di cui raffigurano la
sintesi. Ed è in questo che risiede il vero
segreto iniziatico, che è di sua natura inviolabile
e si difende per se stesso dalla curiosità
dei profani, e di cui non è che una figurazione
simbolica il segreto relativo di certi segni esteriori.
Non vi è altro mistero che linesprimibile,
che è evidentemente incomunicabile proprio
per questo; ciascuno potrà più o meno
penetrarlo secondo lestensione del suo orizzonte
intellettuale; ma quando pure lo abbia penetrato integralmente,
non potrà comunicare ad altri che quello che
ne avrà compreso egli stesso; tuttal
più potrà aiutare a pervenire a questa
comprensione quelli soltanto che vi sono attualmente
atti.
Così,
il segreto iniziatico è qualche cosa che risiede
ben al di là di tutti i rituali e di tutte
le forme sensibili in uso per la trasmissione delliniziazione
esteriore e simbolica, il che non impedisce che queste
forme abbiano nonostante, soprattutto nei primi studi
di preparazione iniziatica, la loro funzione necessaria
ed il loro proprio valore, proveniente dal fatto che
esse non fanno in somma che tradurre i simboli fondamentali
in gesti, prendendo questa parola nel suo senso più
esteso, e che, in questo modo, esse fanno in un certo
senso vivere alliniziato linsegnamento
che gli si presenta, ciò che è la maniera
più adeguata e più generalmente applicabile
di preparargliene lassimilazione, poiché
tutte le manifestazioni dellindividualità
umana si traducono, nelle sue condizioni attuali di
esistenza, in modi diversi dellattività
vitale. Ma si avrebbe torto di andare più lontano
e di pretendere di far della vita, come molti vorrebbero,
una specie di principio assoluto; lespressione
dun idea in modo vitale non è dopo tutto
che un simbolo come gli altri, così bene come
lo è per esempio la sua traduzione in modo
spaziale, che costituisce un simbolo geometrico od
un ideogramma. E se ogni processo di iniziazione presenta
nelle sue differenti fasi una corrispondenza, sia
con la vita umana individuale, sia anche con linsieme
della vita terrestre, si è che la stessa evoluzione
vitale, particolare o generale, può essere
considerata come lo sviluppo di un piano analogo a
quello che liniziato deve realizzare per realizzare
sé stesso nella completa espansione di tutte
le potenze del suo essere. Sono sempre e dovunque
dei piani corrispondenti ad una medesima concezione
sintetica, di maniera che essi sono identici in principio,
e, benché tutti diversi ed indefinitamente
variati nella loro realizzazione, procedono da un
Archetipo ideale unico, piano universale tracciato
da una Forza e Volontà cosmica che, senza daltra
parte pregiudicare in nulla sopra la sua natura, possiamo
chiamare il Grande Architetto dellUniverso.
Ogni
essere dunque, individuale o collettivo, tende, consciamente
o no, a realizzare in sé stesso, con i mezzi
appropriati alla sua particolare natura, il piano
del Grande Architetto dellUniverso, ed a concorrere
così secondo la funzione che gli appartiene
nellinsieme cosmico, alla realizzazione totale
di questo stesso piano, la quale insomma non è
che luniversalizzazione della sua propria personale
realizzazione. Liniziazione vera comincia per
un essere al punto preciso della sua evoluzione in
cui esso prende effettivamente coscienza di questa
finalità; e, quando esso ha preso coscienza
di se stesso, liniziazione deve condurlo, secondo
la sua via personale, a questa realizzazione integrale
che si compie, non nello sviluppo isolato di certe
facoltà speciali e più o meno straordinarie,
ma nello sviluppo completo, armonico e gerarchico,
di tutte le possibilità implicate virtualmente
nellessenza di questessere. E, poiché
la fine è necessariamente la medesima per tutto
ciò che ha medesimo principio, è nei
mezzi impiegati per pervenirvi che risiede esclusivamente
quel che fa il valore proprio dun essere qualunque,
considerato nei limiti della funzione speciale che
è determinata per lui dalla sua natura individuale,
o da certi elementi di essa; questo valore dellessere
è daltra parte relativo e non esiste
che in rapporto alla sua funzione, perché non
vi è da stabilire alcun paragone di inferiorità
o di superiorità tra funzioni differenti, che
corrispondono ad altrettanti ordini particolari egualmente
differenti benché tutti egualmente compresi
nellOrdine universale, di cui sono, tutti al
medesimo titolo, degli elementi necessari.
Così,
listruzione iniziatica, considerata nella sua
universalità, deve comprendere, come altrettante
applicazioni, in varietà indefinita, di uno
stesso principio trascendente ed astratto, tutte le
vie di realizzazione particolari, non soltanto ad
ogni categoria di esseri, ma anche ad ogni essere
individuale; e, così comprendendole tutte,
essa le totalizza e le sintetizza nellunità
assoluta della Via universale. Se, dunque, i principi
delliniziazione sono immutabili, la loro rappresentazione
simbolica non pertanto può e deve variare in
modo da adattarsi alle condizioni di cui la diversità
fa sì che non vi possono essere matematicamente
due cose identiche in tutto luniverso, perché
fossero veramente identiche in tutto, o, in altri
termini, se fossero in perfetta coincidenza in tutta
lestensione della loro comprensione, non sarebbero
evidentemente due cose distinte, ma sibbene una sola
e medesima cosa.
Si
può dunque dire, in particolare, che è
impossibile vi siano, per due individui diversi, due
iniziazioni assolutamente simili, anche dal punto
di vista esteriore e rituale, ed a fortiori
dal punto di vista del lavoro interiore delliniziato.
Lunità e limmutabiltà del
principio non esigono affatto lunità
e limmobilità, daltra parte irrealizzabili,
delle forme esteriori, e questo consente, nellapplicazione
pratica che deve esserne fatta allespressione
ed alla trasmissione dellinsegnamento iniziatico,
di conciliare le due nozioni, così spesso ed
a torto messe tra loro in opposizione, della tradizione
e del progresso, ma non riconoscendo comunque a questultimo
che un carattere puramente relativo. Solo la traduzione
esteriore dellistruzione iniziatica e la sua
assimilazione da parte di questa e di quella individualità
sono suscettibili di modificazioni, e non questa istruzione
considerata in se stessa; di fatti, nella misura in
cui tale traduzione è possibile, essa deve
forzatamente tener conto della relatività,
mentre ciò che essa esprime ne è indipendente
nelluniversalità ideale della sua essenza,
e non si può evidentemente far questione di
progresso da un punto di vista che comprende tutte
le possibilità nella simultaneità di
una sintesi unica.
Linsegnamento
iniziatico, esteriore e trasmissibile nelle forme,
non è in realtà e non può essere
che una preparazione dellindividuo a ricevere
la vera istruzione iniziatica per effetto del suo
lavoro personale. Si può così indicargli
la via da seguire, il piano da tradurre in realtà,
e disporlo ad acquistare lattitudine mentale
ed intellettuale necessaria alla intelligenza delle
concezioni iniziatiche; si può anche assisterlo
e guidarlo controllandone il lavoro in una maniera
costante, ma è tutto, perché nessun
altro, fosse pure un Maestro nella più completa
accezione della parola, non può fare questo
lavoro per lui. Quel che liniziato deve forzatamente
acquistare da per se stesso, perché nessuno
né alcuna cosa a lui esteriore può comunicarglielo,
è precisamente quel che sfugge per la sua stessa
natura ad ogni curiosità profana, vale a dire
il possesso effettivo del segreto iniziatico propriamente
detto. Ma, perché egli possa arrivare a realizzare
questo possesso in tutta la sua estensione e con tutto
quel che essa implica, è necessario che linsegnamento
che serve in qualche modo di base e di sostegno al
suo lavoro personale si apra su delle possibilità
illimitate, e gli permetta così di estendere
indefinitamente le sue concezioni, invece di rinchiuderle
nei limiti più o meno ristretti di una teoria
sistematica o di una formula dogmatica qualunque.
Ora,
stabilito questo, fin dove può andare questo
insegnamento quando si estende al di là delle
prime fasi di preparazione iniziatica con le forme
esteriori che vi sono più specialmente collegate?
In quali condizioni può esistere tale quale
deve essere per compiere la funzione che gli è
dovuta ed aiutare effettivamente nel loro lavoro quelli
che vi partecipano, purché solamente essi siano
capaci di raccogliere da per loro stessi i frutti?
Come sono realizzate queste condizioni dalle diverse
organizzazioni rivestite di carattere iniziatico?
Infine, a che cosa corrispondono in una maniera precisa,
nelliniziazione reale, le gerarchie che tali
organizzazioni comportano? Sono altrettante questioni
che non è possibile trattare in poche parole,
e che al contrario meriterebbero tutte di essere ampiamente
sviluppate, senza daltra parte che sia mai possibile,
facendolo, di fornire altra cosa che un tema da riflettervi
e da meditare, e senza avere la vana pretesa di dare
fondo ad un argomento che si estende e che si approfondisce
di più in più a misura che si procede
nel suo studio, precisamente perché, a chi
lo studia con le disposizioni di spirito richieste,
esso apre degli orizzonti concettuali realmente illimitati.