Questo volume è una nuova raccolta di studi
"sulla vita tradizionale o normale dellarte",
una seconda serie che fa seguito a Why exhibit Works
of Art? di cui abbiamo parlato qualche tempo fa
(nº di giugno-luglio 1946). La maggior parte degli
articoli che la compongono erano già comparsi
precedentemente come articoli separati in diverse pubblicazioni,
e ve ne è un certo numero che abbiamo segnalato
allora; per questi ci limiteremo a rinviare ai numeri
della rivista in cui se ne è trattato.
Nel primo capitolo, che dà il titolo al volume,
Coomaraswamy protesta di nuovo contro la concezione
"estetica" e contro la pretesa di applicarla
allinterpretazione e allapprezzamento dellarte
delle altre epoche e degli altri popoli: mentre questi
vedevano prima di tutto nellarte un certo tipo
di conoscenza, i moderni lhanno ridotta a un mero
affare sentimentale, e hanno inventato una teoria dellarte
che, invece di essere una "retorica" nel senso
in cui la intendevano gli antichi, è, a voler
essere precisi, solo una "sofistica". È
così che quelle che erano un tempo vere "figure
di pensiero", cioè simboli adeguati alle
idee che bisognava esprimere, sono viste oggi solo come
semplici "figure di parole", destinate unicamente
a provocare certe emozioni; e quello che è vero
a questo proposito per le arti della parola può
essere esteso a tutte le altre forme dellarte,
che sono state egualmente svuotate di ogni significato
reale. Invece di sforzarsi di comprendere le opere darte,
vale a dire in conclusione di prenderle come quei "supporti
di contemplazione" che esse debbono essere normalmente,
i moderni vi ricercano solo loccasione di quanto
essi chiamano un "piacere estetico disinteressato",
il che è una contraddizione in termini; ed è
partendo da questo modo di vedere che essi insegnano
quella che pretendono essere la "storia dellarte",
la quale in realtà non ha alcun rapporto con
quello a cui vogliono così applicare la propria
concezione, come se essa fosse stata quella di tutti
gli uomini. Lidea tradizionale, cui bisognerebbe
necessariamente ritornare per poter comprendere larte
degli altri popoli, è qui spiegata con laiuto
di riferimenti tratti soprattutto da Platone (il quale
è in questo, daltra parte, solo linterprete
della Philosophia perennis) e dalla dottrina
indù, il cui confronto mostra bene che questa
concezione fu ovunque e sempre la stessa, in Occidente
come in Oriente.
Poi abbiamo: The Mediaeval Theory of Beauty
(vedere i numeri di ottobre 1935 e ottobre 1938).
Ornament (vedere nº del maggio 1946).
Ars sine scientia nihil (vedere pure il nº
di maggio 1946).
The Meeting of Eyes è una nota su alcuni
ritratti, e in particolare dei ritratti del Cristo,
i cui occhi sembrano sempre guardare direttamente lo
spettatore, qualunque posizione egli occupi, e seguirlo
quando si sposti (con un riferimento particolare a quello
che Nicola da Cusa dice a questo proposito nel suo De
Visione Dei). Non si tratta di un effetto in qualche
modo accidentale, ma di una vera necessità delliconografia:
"se gli occhi di un Dio che vede tutto debbono
veramente e correttamente essere rappresentati, debbono
essere rappresentati come tutto vedenti"; e così
questo effetto è un esempio della integritas
sive perfectio di cui San Tommaso dAquino
fa una delle condizioni :della bellezza.
Shaker Furniture mostra, secondo
unopera pubblicata recentemente sotto questo titolo,
i risultati ottenuti, dal punto di vista dellarte,
da una comunità che si sforzò di applicare
a tutte le cose i principi della dottrina cristiana,
e come semplici falegnami, costruendo mobili il più
adatti possibile al loro uso e il cui ornamento escludeva
il superfluo, ritrovarono spontaneamente una concezione
conforme alla "visione normale dellarte"
e in particolare a quella del Cristianesimo medievale,
mentre limitazione voluta dellarte delle
altre epoche non riesce mai a produrne se non vere caricature.
Literary Symbolism spiega, con
numerosi esempi a sostegno, il fatto che le parole abbiano
un significato simultaneamente su numerosi "livelli
di riferimento" differenti, il che rende possibile
e valido il loro uso figurato o più precisamente
simbolico, "il simbolismo adeguato potendo essere
definito come la rappresentazione di una realtà
su un certo livello di riferimento per mezzo di una
realtà corrispondente su un altro". Solamente,
per comprendere il linguaggio tradizionale dei simboli,
bisogna guardarsi bene da ogni interpretazione "soggettiva";
si tratta di qualche cosa che non si improvvisa e il
cui studio, per molteplici ragioni, è lungi dall"essere
agevole: e non bisogna dimenticare che questo linguaggio
è in realtà la lingua universale, e universalmente
intelligibile, in cui le più alte verità
sono sempre state espresse".
In Intention, lautore difende il metodo
di critica delle opere darte che prende in considerazione
il rapporto tra intenzione e risultato, o, in altri
termini, che esamina se lartista ha ben realizzato
quello che si è proposto di fare. Quanto alla
critica dellintenzione stessa, essa non ha niente
a che vedere con il valore dellopera darte
come tale, ed essa può solo derivare da un punto
di vista, morale o no, che differisce interamente da
quello dellapprezzamento artistico.
Imitation, Expression and Participation (vedere
nº di maggio 1946).
The Intellectual Operation in Indian Art (vedere
nº di dicembre 1935).
The Nature of Buddhist Art (vedere nº di
marzo 1938).
Samvêga "Aesthetic Shock", è
la spiegazione di un termine pâli usato frequentemente
per designare "il trauma o lo stupore che può
essere provato quando la percezione di unopera
darte diventa unesperienza seria",
in cui si ha il punto di partenza per una riflessione
che può provocare nellessere un cambiamento
profondo; gli effetti di un tale trauma possono daltra
parte spiegarsi interamente solo facendo appello alla
dottrina platonica e indiana della "reminiscenza".
An Early Passage on Indian Painting è
un testo dellAtthasâlinî che
risponde alla domanda: "Come il pensiero produce
i suoi diversi effetti" e dove numerosi termini
tecnici sono introdotti da una sorta di gioco di parole
su chitta, "pensiero" e chitta
(in sanscrito: chitra), "pittura".
Some References to Pictorial Relief è
un confronto di numerosi testi greci ed indù
in cui si parla in termini quasi identici della rappresentazione
del rilievo in pittura.
Primitive Mentality è il testo inglese
dello studio pure qui pubblicato nel numero speciale
sul folklore (agosto-settembre-ottobre 1939).
In Notes on "Savage" Art è
mostrato, con citazioni di due opere riguardanti larte
della Nuova Guinea e quella delle isole Marchesi, a
qual punto, nei popoli cosiddetti "selvaggi",
tutto il lavoro degli artigiani avesse un carattere
strettamente tradizionale e rituale, prima che linfluenza
europea fosse giunta per distruggere tutto sotto il
pretesto della "civiltà".
Sympton, Diagnosis and Regimen (vedere nº
di maggio 1946).
Infine, On the Life of Symbols, che chiude il
volume, è la traduzione della conclusione dellopera
di Walter Andrae, Die ionische Saule, Bauform oder
Symbol?, in cui si insiste ancora sul valore simbolico
che essenzialmente aveva allorigine tutto quello
che oggi è considerato semplice "ornamento",
poiché si è dimenticato o misconosciuto
il significato profondo che ne faceva appunto "limmagine
di una verità spirituale".