Iniziazione
e realizzazione spirituale
Capitolo
I - Contro la volgarizzazione
La
stupidità che si riscontra oggi in tanti uomini,
e diremmo anzi nella maggior parte di essi, via via
che si generalizza e si accentua la decadenza intellettuale
propria dell'ultimo periodo del ciclo, è
forse una delle cose che troviamo più difficilmente
sopportabili. A questa bisogna aggiungere l'ignoranza,
o meglio un certo tipo di ignoranza strettamente legata
ad essa, quella che, nell'assoluta incoscienza
di essere tale, si permette affermazioni tanto più
audaci quanto meno sa e concepisce, e che, appunto
per ciò, rappresenta un male irrimediabile
per chi la manifesta (1). Potremmo unire stupidità
e ignoranza sotto il nome di incomprensione; ma il
sopportare quest'incomprensione non significa
che si debba giungere a concessioni di qualsiasi genere
o rinunciare a rettificare gli errori a cui essa dà
luogo: faremo anzi il possibile per evitare che si
diffondano, il che è spesso uno spiacevole
compito, soprattutto quando, di fronte all'ostinazione
di certuni, si devono ripetere cose che dovrebbe essere
sufficiente dire una volta per tutte. Tale ostinazione
non è d'altronde sempre esente da malafede;
e la malafede implica una ristrettezza di vedute che
è conseguenza diretta di un'incomprensione
più o meno completa; talché, incomprensione
e malafede, come stupidità e cattiveria, si
mescolano in modo tale da rendere assai difficile
la determinazione delle proprie proporzioni rispettive.
Parlando
di concessioni fatte all'incomprensione, pensiamo
soprattutto alla volgarizzazione in tutte le sue forme;
voler "mettere alla portata di tutti" verità
di un certo ordine, o ciò che si considera
verità, laddove la maggioranza di coloro che
sono destinati a ricevere tutto ciò è
composta necessariamente di stupidi e di ignoranti,
è forse qualcosa di diverso? D'altra parte,
la volgarizzazione deriva da una preoccupazione eminentemente
profana, e, come ogni genere di propaganda, presuppone
in chi la esercita un certo grado d'incomprensione,
relativamente inferiore, certo, a quella del "grosso
pubblico" cui si indirizza, ma tanto maggiore
quanto più ciò che si vuole esporre
supera il livello mentale di quest'ultimo. Ne
deriva che gli inconvenienti della volgarizzazione
sono più limitati quando ciò che viene
diffuso è d'ordine profano, come nel caso
delle concezioni filosofiche e scientifiche moderne,
le quali, pur nella parte di verità che possono
eventualmente contenere, non hanno certamente nulla
di profondo o di trascendente. Questo è d'altronde
il caso più frequente, vuoi perché riguarda
gli argomenti che maggiormente interessano il "grosso
pubblico", dato il genere di educazione ricevuta,
vuoi perché più facilmente gli dà
la gradevole illusione di un "sapere" acquistato
a basso prezzo; il volgarizzatore deforma sempre le
cose, sia cercando di semplificarle, sia affermando
perentoriamente ciò che per gli stessi scienziati
non è che una semplice ipotesi; ma assumendo
un atteggiamento del genere, non ottiene altro risultato
che di utilizzare i sistemi propri di quell'insegnamento
rudimentale che si è venuto a imporre nel mondo
moderno, il quale, in fondo, non è che pura
volgarizzazione, e diremmo anche della peggiore specie,
se si considera che è in grado di dare a chi
lo riceve un'impronta "scientista"
di cui ben pochi sono in seguito capaci di disfarsi,
impronta vieppiù mantenuta e rinforzata dal
lavoro dei volgarizzatori veri e propri, che vedono
perciò attenuata in una certa misura la loro
responsabilità.
Vi
è un altro genere di volgarizzazione il quale,
anche se raggiunge un pubblico più ristretto,
ci sembra presentare pericoli ben più gravi,
se non altro per le confusioni che rischia di provocare
volontariamente o involontariamente, e che mira a
cose le quali, per la loro stessa natura, dovrebbero
essere maggiormente al riparo da simili tentativi:
vogliamo riferirci alle dottrine tradizionali e in
special modo alle dottrine orientali. Per la verità,
gli occultisti e i teosofisti avevano già intrapreso
qualcosa del genere, col solo risultato di produrre
grossolane contraffazioni; invece, ciò a cui
ci riferiamo ora riveste apparenze più serie,
diremmo volentieri più "rispettabili",
tali da imporsi a molta gente che non sarebbe stata
sedotta da deformazioni troppo visibilmente caricaturali.
Bisogna
d'altronde fare una distinzione fra i volgarizzatori
se ci si riferisce alle loro intenzioni piuttosto
che ai risultati cui arrivano; tutti, naturalmente,
vogliono in egual modo diffondere il più possibile
le idee che espongono, ma a ciò possono essere
spinti da motivi ben diversi. Da una parte vi sono
propagandisti della cui sincerità non si può
dubitare, ma il cui atteggiamento prova la scarsa
penetrazione della loro comprensione dottrinale; inoltre,
anche entro i limiti della loro comprensione, le necessità
della propaganda li conducono forzatamente ad adattarsi
sempre alla mentalità di coloro a cui si rivolgono,
il che, soprattutto se si tratta di un pubblico occidentale
"medio", non può che andare a detrimento
della verità; e la cosa più curiosa
è che questo modo di fare è per essi
così spontaneo che sarebbe veramente ingiusto
accusarli di alterare volontariamente questa verità.
Ce ne sono altri invece che, in fondo, si interessano
solo superficialmente alle dottrine, ma che, constatato
il successo di queste cose in un ambiente abbastanza
esteso, credono opportuno approfittare di tale "moda"
facendone una vera e propria impresa commerciale;
costoro sono d'altronde molto più "eclettici"
dei primi, e diffondono indifferentemente tutto ciò
che sembra loro tale da soddisfare i gusti di una
certa "clientela", che rappresenta evidentemente
la loro principale preoccupazione anche quando ritengono
di dover ostentare qualche pretesa alla "spiritualità".
Non è evidentemente nostra intenzione fare
dei nomi, ma pensiamo che molti nostri lettori potranno
trovare facilmente da soli esempi dell'uno e
dell'altro tipo; per non parlare poi dei semplici
ciarlatani, come se ne incontrano soprattutto fra
gli pseudo-esoteristi, i quali ingannano scientemente
chi dà loro ascolto, presentando le proprie
invenzioni sotto l'etichetta di dottrine di cui
ignorano praticamente tutto, e contribuendo quindi
ad aumentare la confusione nella mente di questo disgraziato
pubblico.
Ma
in tutto ciò il fatto più increscioso,
a parte le idee false o semplicistiche che in questo
modo vengono diffuse sulle dottrine tradizionali,
è che molta gente è del tutto incapace
a distinguere fra l'opera dei volgarizzatori
di bassa lega, e un lavoro fatto invece senza alcuna
preoccupazione di piacere al pubblico e di mettersi
alla sua portata; questa gente pone tutto sullo stesso
piano, a tutto attribuendo le stesse intenzioni, ivi
compreso ciò che in realtà ne è
più distante. In questo caso si ha a che fare
con la stupidità pura e semplice, ma talvolta
anche con la malafede, o probabilmente con una mescolanza
delle due; infatti, per fare un esempio che ci riguarda
direttamente, dopo aver spiegato in modo chiaro, ogni
volta che se ne presentava l'occasione, per quali
e quante ragioni siamo risolutamente contrari a qualsiasi
propaganda come a qualsiasi volgarizzazione, e dopo
aver protestato a più riprese contro le asserzioni
di coloro che nonostante ciò continuavano ad
attribuirci propositi di propaganda, quando vediamo
queste stesse persone o altre che gli somigliano ripetere
indefinitamente la stessa calunnia, com'è
possibile ammettere che esse siano realmente in buona
fede? Se almeno, anche in mancanza di qualsiasi comprensione,
essi avessero un benché minimo senso logico,
chiederemmo loro di dirci quale interesse potremmo
mai avere nel cercar di convincere chicchessia della
verità di tale o tal altra idea, e siamo ben
certi che essi non potrebbero assolutamente trovare,
a questa domanda, una risposta sia pur appena plausibile.
In effetti, fra i propagandisti e i volgarizzatori,
gli uni sono tali a causa di una sentimentalità
fuori luogo, e gli altri perché vi trovano
un tornaconto materiale; ora è più che
evidente, per il modo stesso con cui noi esponiamo
le dottrine, che nessuno di questi due motivi può
esserci attribuito anche in minima parte, ed anche;a
voler supporre che ci fosse mai balenato il proposito
di fare una qualsivoglia propaganda, avremmo allora
necessariamente adottato un atteggiamento del tutto
opposto a quello di rigorosa intransigenza dottrinale
che abbiamo costantemente tenuto. Non vogliamo insistere
oltre, ma avendo constatato da qualche tempo e da
diverse parti una strana recrudescenza di attacchi
tra i più ingiusti ed ingiustificati, ci è
parso necessario, a rischio di attirarci il rimprovero
di ripeterci troppo spesso, dì rimettere una
volta di più le cose al loro posto.
Note
1
Nella tradizione islamica, la sopportazione della
stupidità e dell'ignoranza umana è
il fondamento della haqîqatuz-zakâh,
la "verità" dell'elemosina,
cioè il suo aspetto interiore e più
reale (haqîqah è opposto in questo
senso a muzâherah, che è soltanto
la manifestazione esteriore o il compimento del precetto
preso in senso letterale); questo fa naturalmente
parte della "pazienza" (es-sabr),
come virtù cui si annette un'importanza
del tutto particolare, tant'è vero ch'essa
è menzionata settantadue volte nel Corano.