La
Grande Triade
Premessa
Molti
certamente capiranno, dal solo titolo di questo studio,
che esso si riferisce soprattutto al simbolismo della
tradizione estremo-orientale, perché è
abbastanza comunemente noto il ruolo che in quest'ultima
svolge il ternario costituito dai termini "Cielo,
Terra, Uomo" (Tien-ti-jen); questo ternario
si è soliti designarlo più particolarmente
con il nome di "Triade", anche se non sempre
se ne afferrano con esattezza il senso e la portata,
che nella presente opera ci proponiamo appunto di
spiegare, segnalando altresì le corrispondenze
riscontrabili a questo proposito in altre forme tradizionali;
a ciò abbiamo già dedicato un capitolo
di un altro studio,1 ma l'argomento merita di
essere trattato con maggiore ampiezza. è anche
noto che in Cina esiste una "società segreta",
così almeno si suole chiamarla, alla quale
in Occidente è stato dato questo nome stesso
di "Triade"; e poiché non è
nostra intenzione trattarne in modo specifico, sarà
opportuno dire subito qualche parola al riguardo,
così da non dovervi poi tornare sopra nel corso
della nostra esposizione.2
Il
vero nome di questa organizzazione è Tien-ti-houei,
che potremmo tradurre con "Società del
Cielo e della Terra", fatta ogni debita riserva
sull'uso del termine "società"
per i motivi da noi addotti in altra sede,3 dato che,
pur appartenendo a un ordine relativamente esterno,
essa è comunque lontanissima dal presentare
tutti i caratteri specifici che inevitabilmente richiama
questa parola nel mondo occidentale moderno. Si noterà
come in tale denominazione figurino soltanto i primi
due termini della Triade tradizionale: questo perché,
in realtà, è l'organizzazione stessa
(houei), con i suoi membri presi sia collettivamente
che individualmente, a fare da terzo termine, come
si capirà meglio da alcune considerazioni che
dovremo svolgere.4 Spesso si dice che questa organizzazione
è anche conosciuta con parecchie altre denominazioni
e che tra queste ve ne sono alcune in cui è
menzionata espressamente l'idea del ternario;5
ma, a dire il vero, in ciò vi è un'inesattezza:
propriamente, queste denominazioni si applicano soltanto
a rami particolari o a "emanazioni" temporanee
di tale organizzazione, che appaiono in questo o in
quel momento storico per poi scomparire quando abbiano
portato a termine il compito specifico cui erano destinati.6
Altrove
abbiamo già indicato quale sia la vera natura
di tutte le organizzazioni di questo genere:7 dobbiamo
sempre considerarle, in ultima analisi, come emanazioni
della gerarchia taoista, che le ha suscitate e le
dirige invisibilmente, ai fini di una azione più
o meno esterna in cui essa non può intervenire
direttamente in virtù del principio del "non
agire" (wou-wei), in base al quale la
sua funzione è essenzialmente quella del "motore
immobile", del centro che governa il movimento
di tutte le cose senza parteciparvi. Questo, naturalmente,
la maggioranza dei sinologi lo ignora, perché
i loro studi, dato il punto di vista speciale dal
quale partono, non possono certo renderli edotti del
fatto che in Estremo Oriente tutto ciò che,
in un qualunque grado, appartiene a un ordine esoterico
o iniziatico rientra necessariamente nel Taoismo;
ma è comunque abbastanza strano che anche coloro
i quali hanno individuato nelle "società
segrete" un qualche influsso taoista non siano
stati in grado di andare più in là e
non ne abbiano tratto alcuna conseguenza importante.
Costoro, riscontrando in pari tempo la presenza di
altri elementi, e in particolare di elementi buddistici,
si sono affrettati a pronunciare la parola "sincretismo",
senza accorgersi che essa designa qualcosa di assolutamente
contrario, da un lato, allo spirito eminentemente
"sintetico" della razza cinese e, dall'altro,
allo spirito iniziatico da cui evidentemente procedono
le organizzazioni di cui stiamo parlando, anche se,
sotto questo profilo, si tratta soltanto di forme
abbastanza lontane dal centro.8 Certo non vogliamo
dire che tutti i membri di queste organizzazioni relativamente
esterne debbano essere coscienti dell'unità
fondamentale di tutte le tradizioni; ma coloro che
stanno dietro a esse e le ispirano, nella loro qualità
di "uomini veri" (tchenn-jen), questa
coscienza la possiedono necessariamente, e ciò
consente loro di introdurvi, quando le circostanze
lo rendano opportuno o conveniente, elementi formali
propri a tradizioni diverse.9
A
questo proposito, dobbiamo insistere un poco sull'utilizzazione
di elementi di provenienza buddistica, non tanto perché
sono indubbiamente i più numerosi (e ciò
si spiega facilmente data la grande diffusione del
Buddismo in Cina e in tutto l'Estremo Oriente),
quanto invece perché tale utilizzazione ha
una ragione più profonda che la rende particolarmente
interessante e senza la quale, in verità, forse
non sarebbe avvenuta una simile diffusione del Buddismo.
Non sarebbe difficile trovare molteplici esempi di
tale utilizzazione, ma, accanto a quelli che di per
sé hanno solo un'importanza, diremmo,
secondaria e che valgono appunto soprattutto per la
loro quantità, per attirare e trattenere l'attenzione
dell'osservatore esterno, e per sviarla in questo
modo dalle cose che hanno un carattere più
essenziale,10 ce n'è almeno uno, chiarissimo,
che non verte su semplici dettagli: è l'uso
del simbolo del "Loto bianco" nella denominazione
dell'altra organizzazione estremo-orientale che
si situa sullo stesso piano della Tien-ti-houei.11
In effetti Pe-lien-che o Pe-lien-tsong,
nome di una scuola buddistica, e Pe-lien-kiao
o Pe-lien-houei, nome dell'organizzazione
di cui stiamo parlando, designano due cose completamente
diverse; ma, nell'adozione di tale nome da parte
di questa organizzazione emanata dal Taoismo, c'è
una specie di equivoco intenzionale, come in certi
riti dall'aspetto buddistico o anche nelle "leggende"
in cui quasi costantemente hanno una parte più
o meno importante dei monaci buddisti. Da un esempio
come questo risulta abbastanza chiaro come il Buddismo
possa servire da "copertura" al Taoismo,
e come in tale modo esso abbia potuto evitare a quest'ultimo
di esteriorizzarsi più di quanto non sarebbe
stato lecito a una dottrina che, per definizione,
deve sempre essere riservata a una ristretta élite.
Per questo al Taoismo è capitato di favorire
la diffusione del Buddismo in Cina, senza che sia
il caso di invocare affinità originarie, che
esistono solo nella fantasia di alcuni orientalisti;
e, del resto, ha potuto farlo tanto meglio in quanto,
dopo che le due parti esoterica ed essoterica della
tradizione estremo-orientale erano state costituite
in due rami dottrinari così profondamente distinti
come lo sono il Taoismo e il Confucianesimo, era facile
trovar posto fra l'uno e l'altro a qualcosa
che rientrasse in un ordine per così dire intermedio.
è il caso di aggiungere che, proprio per questo,
il Buddismo cinese è stato a sua volta influenzato
in misura non trascurabile dal Taoismo, come mostra
l'adozione di certi metodi di ispirazione palesemente
taoistica da parte di alcune sue scuole, in particolare
quella Tchan,12 e anche l'assimilazione
di certi simboli di provenienza non meno essenzialmente
taoistica, come per esempio quello di Kouan-yin;
ed è quasi superfluo far notare come in questo
modo esso diventasse molto più idoneo ancora
a svolgere il ruolo che abbiamo appena indicato.
Vi
sono anche altri elementi di cui i più decisi
fautori della teoria dei "prestiti" non
potrebbero certo pensare a spiegare la presenza con
il "sincretismo", ma che, data la mancanza
di qualsiasi conoscenza iniziatica in chi ha voluto
studiare le "società segrete" cinesi,
sono rimasti per loro quasi un enigma insolubile:
alludiamo a quegli elementi attraverso i quali si
instaurano somiglianze talora sorprendenti fra queste
organizzazioni e quelle analoghe che appartengono
ad altre forme tradizionali. Taluni sono arrivati
a ipotizzare a questo proposito, in particolare, un'origine
comune della "Triade" e della Massoneria,
senza peraltro poter sostenere l'ipotesi con
ragioni sufficientemente solide, e la cosa non ha
sicuramente nulla di cui ci si debba stupire; eppure
non è un'idea da respingere in modo assoluto,
a patto però di intenderla in un senso completamente
diverso dal loro, a patto cioè di riferirla
non tanto a una più o meno remota origine storica,
ma solo all'identità dei principi che
presiedono a qualsiasi iniziazione, orientale o occidentale
che sia; per averne la vera spiegazione, si dovrebbe
risalire molto più indietro della storia, fino
alla stessa Tradizione primordiale.13 Riguardo a certe
somiglianze che sembrano vertere su punti più
specifici, diremo soltanto che cose come l'uso
del simbolismo dei numeri, per esempio, o anche quello
del simbolismo "costruttivo", non sono in
alcun modo esclusive di questa o quella forma iniziatica,
ma rientrano invece nel novero di quelle che si ritrovano
dovunque con semplici differenze di adattamento, perché
si riferiscono a scienze o arti che esistono in tutte
le tradizioni, e con lo stesso carattere "sacro";
dunque esse appartengono realmente all'ambito
dell'iniziazione in generale e, di conseguenza,
per quanto riguarda l'Estremo Oriente, esse appartengono
in proprio all'ambito del Taoismo: se gli elementi
avventizi, buddistici o altro, sono piuttosto una
"maschera", questi, invece, fanno davvero
parte dell'essenziale.
Quando
parliamo del Taoismo e diciamo che questa o quell'altra
cosa dipende da esso (ed è il caso della maggior
parte delle considerazioni che dovremo esporre nel
presente studio), ci resta ancora da precisare che
tutto ciò va inteso in riferimento allo stato
attuale della tradizione estremo-orientale, perché
menti troppo inclini a vedere tutto "storicamente"
potrebbero essere tentate di concludere che si tratti
di concezioni non riscontrabili anteriormente alla
formazione di quello che propriamente si chiama Taoismo,
mentre è vero esattamente l'opposto, dato
che esse sono costantemente presenti in tutti i documenti
a noi noti della tradizione cinese a partire dall'epoca
più remota cui sia possibile risalire, e cioè
a partire dall'epoca di Fo-hi. Il fatto è
che in realtà il Taoismo non ha assolutamente
"innovato" nell'ambito esoterico e
iniziatico, come non ha innovato il Confucianesimo
nell'ambito essoterico e sociale; sia l'uno
che l'altro, ciascuno nel proprio ordine, sono
soltanto "riadattamenti" resi necessari
da condizioni in seguito alle quali la tradizione,
nella sua forma originaria, non era più compresa
in modo integrale.14 Dopodiché, una parte della
tradizione anteriore rientrava nel Taoismo e una parte
nel Confucianesimo, e questo stato di cose si è
conservato fino ai nostri giorni; riferire certe concezioni
al Taoismo e certe altre al Confucianesimo non significa
assolutamente attribuirle a qualcosa di più
o meno paragonabile a quelli che gli Occidentali chiamerebbero
dei "sistemi", e in fondo non vuol dire
altro se non che esse appartengono rispettivamente
alla parte esoterica e alla parte essoterica della
tradizione estremo-orientale.
Non
riparleremo più in modo specifico della Tien-ti-houei,
salvo quando ci sarà bisogno di precisare alcuni
punti particolari, perché non rientra nei nostri
propositi; ma quanto diremo nel corso del nostro studio,
oltre alla sua portata molto più generale,
mostrerà implicitamente su quali principi poggi
questa organizzazione in virtù della sua stessa
denominazione, e consentirà di capire come,
malgrado la sua esteriorità, essa abbia un
carattere realmente iniziatico, tale da assicurare
ai suoi membri una partecipazione almeno virtuale
alla tradizione taoista. Infatti il ruolo assegnato
all'uomo come terzo termine della Triade è,
a un certo livello, propriamente quello dell'"uomo
vero" (tchenn-jen) e, a un altro, quello
dell'"uomo trascendente" (cheun-jen),
così indicando i rispettivi scopi dei "piccoli
misteri" e dei "grandi misteri", ossia
gli scopi di qualsiasi iniziazione. Probabilmente
questa organizzazione, in se stessa, non è
di quelle che permettono di giungervi effettivamente;
ma almeno essa può prepararvi, per quanto alla
lontana, quelli che sono "qualificati",
e in tal modo costituisce per loro uno dei "vestiboli"
che possono dare accesso alla gerarchia taoista, i
cui gradi sono esattamente quelli della realizzazione
iniziatica.
Note
1.
Le Symbolisme de la Croix, cap. XXVIII.
2.
Qualche dettaglio sull'organizzazione di cui
stiamo parlando, sul suo rituale e sui suoi simboli
(in particolare sui simboli numerici di cui essa fa
uso) si può trovare nell'opera del ten.
col. B. Favre su Les Sociétés secrètes
en Chine; questa opera è scritta da un
punto di vista profano, ma l'autore ha perlomeno
intravisto alcune cose che di solito sfuggono ai sinologi
e, se è lontano dall'aver risolto tutti
i problemi sollevati in proposito, ha comunque il
merito di averli posti in modo abbastanza chiaro.
Si veda d'altra parte anche Matgioi, La Voie
rationnelle, cap. VII.
3.
Aperçus sur l'Initiation, cap.
XII.
4.
Si noti che jen significa sia "uomo"
che "umanità"; inoltre, dal punto
di vista delle applicazioni all'ordine sociale,
è la "solidarietà" della razza,
la cui realizzazione pratica è una delle finalità
contingenti che si propone l'organizzazione di
cui stiamo parlando.
5.
In particolare i "Tre Fiumi" (San-ho)
e i "Tre Punti" (San-tien); l'uso
di quest'ultimo vocabolo è evidentemente
uno dei motivi per cui taluni sono stati indotti a
cercare dei rapporti fra la "Triade" e le
organizzazioni iniziatiche occidentali come la Massoneria
e il Compagnonaggio.
6.
Questa essenziale distinzione non dovrà mai
essere dimenticata da coloro che vorranno consultare
il già citato libro del ten. col. B. Favre,
dove purtroppo essa è trascurata, talché
l'autore sembra considerare tutte queste denominazioni
come semplici equivalenti; di fatto, la maggior parte
dei dettagli che egli fornisce a proposito della "Triade"
riguardano realmente solo una delle sue emanazioni,
la Hong-houei; in particolare, soltanto quest'ultima,
e non certo la Tien-ti-houei, può essere
stata fondata al più presto verso la fine del
Seicento o l'inizio del Settecento, cioè
a una data tutto sommato assai recente.
7.
Cfr. Aperçus sur l'Initiation,
capp. XII e XLVI.
8.
Cfr. Aperçus sur l'Initiation,
cap. VI.
9.
Comprese talvolta anche quelle che sono più
estranee all'Estremo Oriente, per esempio il
Cristianesimo, come si può vedere nel caso
dell'associazione della "Grande Pace"
o Tai-ping, una delle emanazioni recenti della
Pe-lien-houei che menzioneremo tra breve.
10.
L'idea del presunto "sincretismo" delle
"società segrete" cinesi è
un caso particolare del risultato ottenuto con questo
mezzo, quando l'osservatore esterno sia un Occidentale
moderno.
11.
Diciamo "l'altra" perché ce
ne sono effettivamente soltanto due: tutte le associazioni
note all'esterno in realtà non sono altro
che rami o emanazioni dell'una o dell'altra.
12.
Trascrizione cinese della parola sanscrita Dhyâna,
"contemplazione"; questa scuola è
più nota con il nome di Zen, forma giapponese
della stessa parola.
13.
è vero che l'iniziazione in quanto tale
è diventata necessaria solo a partire da un
certo periodo del ciclo della umanità terrestre,
in seguito alla degenerazione spirituale di quest'ultima;
ma tutto ciò che essa comporta costituiva in
precedenza la parte superiore della Tradizione primordiale,
allo stesso modo in cui, analogicamente e con riferimento
a un ciclo molto più limitato nel tempo e nello
spazio, tutto ciò che è implicito nel
Taoismo costituiva inizialmente la parte superiore
dell'unica tradizione che esisteva in Estremo
Oriente prima della separazione dei suoi due aspetti
esoterico e essoterico.
14.
è noto come la costituzione di questi due rami
distinti della tradizione estremo-orientale risalga
al VI secolo a.C., epoca in cui vissero Lao-tseu e
Confucio.