Si
tratta di frammenti destinati
a rimanere tali, nel senso che sarebbe stato certamente
impossibile, per lo stesso Guénon, esporre questa
storia senza soluzione di continuità e senza
lacune, poiché le fonti tradizionali che gli
hanno fornito i vari elementi erano verosimilmente molteplici.
Anche da un altro punto di vista questi possono definirsi
"frammenti": nella raccolta, infatti, si son
potuti riunire soltanto i testi che ancora non sono
stati incorporati in volumi anteriori, sia dallo stesso
Guénon, sia da coloro i quali hanno provveduto
alla compilazione delle raccolte postume già
pubblicate.
A nostro avviso, così
come sono, questi frammenti possono aprire tanti nuovi
orizzonti per l'odierno lettore occidentale, che
sarebbe stato un peccato lasciarli sepolti in collezioni
di riviste reperibili solo in qualche grande biblioteca
pubblica.
Poco sopra, abbiamo
accennato a delle molteplici fonti tradizionali; a tal
proposito, si può ricordare quanto ebbe a scrivere
un giorno René Guénon, vale a dire
che le sue fonti non comportavano "attestati o
referenze". Tutto questo è ancor più
vero per i testi qui raccolti che per altri scritti
di Guénon. Il presente volume è così
destinato, nelle nostre intenzioni, principalmente a
quanti già conoscono nel suo complesso l'opera
di questo autore: l'esposizione della Metafisica
fatta da Guénon, sarà per questi suoi
lettori la miglior garanzia per questa storia della
Tradizione.
Dei testi che seguono,
soprattutto quelli riguardanti la Regione Iperborea
e l'Atlantide costituiranno per alcuni la pietra
dello scandalo, poiché quanto viene detto su
tali argomenti si trova in netto contrasto con le idee
generalmente prevalenti nel mondo scientifico occidentale.
Più numerosi sarebbero forse i punti di contatto
con i risultati della ricerca scientifica sovietica;
ma la conoscenza che abbiamo di essi è troppo
imperfetta, per poterne trarre delle utili conclusioni.
D'altra parte,
dato il carattere chiaramente preistorico delle epoche
alle quali ci riportano le tradizioni iperborea ed atlantidea,
non si potrebbe ricavarne che semplici indizi o fasci
d'indizi, per lo più nei domini dell'etnografia,
della linguistica comparata e delle religioni. Si potrebbero,
in tal modo, menzionare la comunanza di certi riti,
la parentela più o meno stretta di certi altri,
in particolare della circoncisione, praticata su entrambe
le coste dell'Atlantico. Notevoli potrebbero essere
anche gli apporti dell'architettura e dell'archeologia:
si sa che, dopo averlo negato per generazioni, in seguito
alla scoperta di qualche cripta funeraria, gli scienziati
hanno dovuto ammettere che le piramidi del Nuovo Mondo
erano impiegate non soltanto come templi, ma anche come
tombe - e talvolta come osservatori - proprio come quelle
egizie.
Resta il fatto che un
simile insieme di dati, dal punto di vista della Scienza
ufficiale, ancora una volta può soltanto recare
indizi, non certezze, riguardo alla presenza dell'uomo
in un continente atlantideo, della cui esistenza nelle
epoche geologiche anteriori ormai non si dubita più.
Lo studio dei cicli
cosmici, con cui s'inizia la raccolta, data la
sua caratteristica di preambolo, non presenta particolari
difficoltà, essendo generalmente nota in Occidente
l'esistenza di una dottrina dei cicli, nella tradizione
indù. Si sa ora dell'esistenza di teorie
cicliche anche nella Cabala ebraica e nell'esoterismo
islamico.
Per dare maggiore uniformità
alla raccolta in questione, oltre ai saggi sull'Atlantide
e sull'Iperborea, si è tenuto conto solamente
di quelli relativi alle tradizioni non cristiane che
hanno avuto un'influenza diretta sul mondo occidentale,
vale a dire la tradizione ebraica e quelle egizia e
greco-latina: non vi figurano, pertanto, né il
Celtismo né l'Islam. Questo non per misconoscere
- lungi da noi! - l'importanza di queste due forme
tradizionali; soltanto che, nell'opera di Guénon,,
quanto concerne il Celtismo è andato a costituire
parte integrante della raccolta a cui si è dato
il titolo di Symboles fondamentaux de la Science sacrée:
è stato così per gli studi su "Il
Santo Graal" (cap. III e cap. IV di quest'opera),
su "La triplice cinta druidica" (cap. X),
su "La Terra del Sole" (cap. XII), su "Il
Cinghiale e l'Orsa" (cap. XXIV).
Per quanto riguarda
l'Islam, l'unico articolo di Guénon
avente attinenza con il presente argomento è
quello intitolato "I misteri della lettera Nun",
che forma il capitolo XXIII della citata raccolta
Symboles fondamentaux de la Science sacrée.
Per le tradizioni ebraica
ed egizia, si potranno integrare gli studi inseriti
nel presente volume con il XXI capitolo di Le Règne
de la quantitè et les signes des temps, su
"Caino e Abele", e con il capitolo XX dei
Symboles fondamentaux, intitolato "Sheth".
Fatte queste precisazioni,
sarà bene aggiungere che questo volume non potrà,
in ogni caso, essere considerato separatamente. ai due
ora citati ed a Le Roi du Monde, intesi nella
loro globalità.
Concludendo, ci sia
consentito far rilevare che le conoscenze cosmologiche
tradizionali racchiuse in questi quattro libri costituiscono
una somma che senza dubbio non ha uguali in nessuna
lingua.
Roger Maridort