L'esoterismo
cristiano
II.
Cristianesimo e iniziazione
Non
era nostra intenzione ritornare in questa sede su
argomenti riferentisi al carattere specifico del Cristianesimo,
perché ritenevamo che ciò che ne avevamo
detto in diverse occasioni, sia pure più o
meno incidentalmente, fosse per lo meno sufficiente
affinché non sorgessero equivoci in proposito1.
Sfortunatamente, abbiamo dovuto constatare in questi
ultimi tempi che le cose non stavano così e
che, al contrario, si erano a tal riguardo prodotte
negli animi di un numero abbastanza grande di lettori
confusioni piuttosto preoccupanti; questo ci ha indicato
la necessità di fornire nuovamente alcune precisazioni
su taluni punti. è però con un certo
rammarico che abbiamo preso questa decisione, giacché
dobbiamo confessare di non aver mai provato nessuna
inclinazione a trattare questo particolare argomento,
e ciò per numerose e diverse ragioni, la prima
delle quali è l'oscurità pressoché
impenetrabile che circonda tutto quel che si riferisce
alle origini e ai primi tempi del Cristianesimo; un'oscurità
così fitta che, a ben riflettervi, essa non
sembra poter essere semplicemente accidentale, ma
piuttosto espressamente voluta; questa osservazione
sarà d'altronde da ricordare in rapporto
con quel che avremo da dire in seguito.
Nonostante
tutte le difficoltà che provoca un simile stato
di cose, vi è tuttavia almeno un punto che
sembra non poter essere messo in dubbio, e del resto
esso non è stato contestato da nessuno di coloro
che ci hanno fatto pervenire le loro osservazioni;
da tale punto però, proprio al contrario, certuni
hanno preso lo spunto per formulare talune delle loro
obiezioni: questo punto è che, lungi dall'essere
soltanto la religione o la tradizione exoterica conosciuta
attualmente sotto questo nome, il Cristianesimo aveva
alle sue origini, come mostrano sia i suoi riti sia
la sua dottrina, un carattere essenzialmente esoterico,
e di conseguenza iniziatico. Una conferma di ciò
si può trovare nel fatto che la tradizione
islamica considera che il Cristianesimo primitivo
sia stato propriamente una tarîqah, vale
a dire tutto sommato una via iniziatica, e non una
skariyah, o legislazione di ordine sociale
e diretta a tutti; e questo è talmente vero
che, in seguito, si dovette supplire a questo fatto
con la costituzione di un diritto "canonico"2
che in realtà non fu se non un adattamento
dell'antico diritto romano, perciò qualcosa
che proveniva totalmente dall'esterno e non affatto
uno sviluppo di quanto fosse contenuto fin dall'inizio
nello stesso Cristianesimo. è del resto evidente
che nel Vangelo non si trova nessuna prescrizione
che si possa considerare di carattere veramente legale
nel senso proprio della parola; l'espressione:
"Date a Cesare quel che è di Cesare..."
ci sembra particolarmente significativa in proposito,
perché essa implica formalmente, per tutto
quel che è di ordine esteriore, l'accettazione
di una legislazione totalmente estranea alla tradizione
cristiana, legislazione che è semplicemente
quella che esisteva di fatto nell'ambiente in
cui quest'ultima ebbe origine, a causa del fatto
che tale ambiente era in quel momento incorporato
nell'Impero romano. Sicuramente questa sarebbe
stata una lacuna fra le più gravi se il Cristianesimo
fosse stato allora quel che esso divenne più
tardi; l'esistenza stessa di una simile lacuna
non solo sarebbe inesplicabile, ma veramente inconcepibile
per una tradizione ortodossa e regolare se tale tradizione
avesse dovuto realmente comportare un exoterismo insieme
a un esoterismo, e se essa avesse dovuto, per così
dire, applicarsi prima di tutto alla sfera exoterica;
per converso, se il Cristianesimo era invece contraddistinto
dal carattere che diciamo, la cosa si spiega facilmente,
perché non si tratta più affatto di
una lacuna, bensì di un'intenzionale astensione
dall'intervenire in un campo che, per definizione,
in tali condizioni non poteva riguardarlo.
Perché
questo sia stato possibile, occorre che la Chiesa
cristiana, nei primi tempi, avesse costituito un'organizzazione
chiusa o riservata, nella quale non tutti fossero
indistintamente ammessi, ma vi avessero accesso solo
coloro che possedevano le qualificazioni necessarie
per ricevere in modo valido l'iniziazione sotto
la forma che può esser detta "cristica";
senza dubbio si potrebbero trovare molti altri indizi
a indicare come le cose stessero realmente così,
ma essi nella nostra epoca sono generalmente incompresi,
e troppo spesso si cerca persino, a causa della moderna
tendenza a negare l'esoterismo, di distrarli
in modo più o meno cosciente dal loro vero
significato3. Tale Chiesa era tutto sommato
paragonabile, sotto questo riguardo, al Sangha
buddhistico, nel quale pure l'ammissione
rivestiva il carattere di una vera e propria iniziazione4;
si è abituati a considerare tale Sangha
come un "ordine monastico", e la cosa è
giusta, ma solo nel senso che le sue particolari regole
non erano fatte, così come accade per quelle
di un ordine monastico nel senso cristiano del termine,
per essere estese a tutto l'insieme della società
all'interno della quale tale organizzazione si
sia costituita5. Il caso del Cristianesimo,
da questo punto di vista, non è perciò
unico fra quelli delle diverse forme tradizionali
conosciute, e tale constatazione ci sembra avere un
carattere capace di mitigare lo stupore che qualcuno
potrebbe provare al proposito; più difficile
è forse spiegare il fatto che esso abbia in
seguito mutato il suo carattere nel modo così
completo quanto ci mostra tutto quel che vediamo intorno
a noi, sennonché non è ancora questo
il momento per esaminare quest'altro problema.
Vediamo
ora qual è l'obiezione che ci è
stata rivolta, e alla quale facevamo allusione poco
fa: dal momento che i riti cristiani, e in particolare
i sacramenti, hanno posseduto un carattere iniziatico,
come può essere che abbiano potuto perderlo
e diventare semplici riti exoterici? Ciò è
impossibile e perfino contraddittorio, ci si fa presente,
in quanto il carattere iniziatico è permanente
e immutabile e non può essere mai cancellato,
di modo che ci sarebbe soltanto da constatare che,
a motivo delle circostanze e del reclutamento di una
gran maggioranza di individui non qualificati, quella
che originariamente era un'iniziazione effettiva
si è ridotta ad avere soltanto più il
valore di un'iniziazione virtuale. Questo modo
di considerare la questione contiene un errore che
per noi è del tutto evidente: è infatti
ben vero che l'iniziazione, come abbiamo spiegato
a più riprese, conferisce a coloro che la ricevono
un carattere acquisito una volta per tutte e veramente
incancellabile; ma la nozione della permanenza del
carattere iniziatico si applica agli esseri umani
che la posseggono, e non a dei riti o all'azione
dell'influenza spirituale alla quale questi ultimi
sono destinati a servire come veicolo; il volerla
trasporre dall'uno all'altro di questi casi
è assolutamente ingiustificato, anzi, si può
addirittura dire che così facendo le si attribuisca
un significato del tutto differente, e noi siamo sicuri
di non aver mai detto nulla che possa dar luogo a
una simile confusione. A sostegno di questa obiezione,
si mette in rilievo che l'azione che si esercita
attraverso i sacramenti cristiani è fatta risalire
allo Spirito Santo, e ciò è perfettamente
esatto, ma del tutto fuori dell'argomento; d'altronde,
che l'influenza spirituale sia designata in tal
modo conformemente al linguaggio cristiano, oppure
in modo diverso secondo la terminologia propria a
questa o a quell'altra tradizione, è sempre
vero che la sua natura è essenzialmente trascendente
e sovraindividuale, poiché, se così
non fosse, non più assolutamente con un'influenza
spirituale si avrebbe a che fare, ma con una semplice
influenza psichica; sennonché, appurato ciò,
cosa potrebbe impedire che la stessa influenza, o
un'influenza avente la medesima natura, agisca
secondo modalità diverse e in campi anch'essi
diversi, e inoltre, perché tale influenza è
in se stessa d'ordine trascendente, i suoi effetti
dovrebbero forse necessariamente essere anch'essi
trascendenti in ogni caso6? Non vediamo
assolutamente perché le cose dovrebbero essere
così, anzi siamo certi del contrario; di fatto,
abbiamo sempre prestato la massima attenzione a indicare
che sia nei riti exoterici sia in quelli iniziatici
interviene sempre un'influenza spirituale, sennonché
è implicito che gli effetti da essa prodotti
non possono assolutamente essere dello stesso ordine
sia nell'uno sia nell'altro caso, se no
non sussisterebbe più la distinzione stessa
delle due sfere7. Né comprendiamo
maggiormente perché debba essere inammissibile
che l'influenza che opera attraverso i sacramenti
cristiani, dopo aver agito in un primo tempo nell'ordine
iniziatico, abbia in seguito, in altre condizioni
e per ragioni dipendenti da queste condizioni stesse,
fatto discendere la sua azione nel campo semplicemente
religioso ed exoterico, di modo che i suoi effetti
siano stati da quel momento limitati a determinate
possibilità d'ordine esclusivamente individuale,
aventi come loro termine la "salvezza",
e ciò pur conservando, riguardo alle apparenze
esteriori, gli stessi supporti rituali, perché
questi erano di istituzione cristica, e senza di essi
non ci sarebbe neppure più stata una tradizione
propriamente cristiana. Che le cose siano di fatto
avvenute in questo modo, e che di conseguenza, nel
presente stato di fatto, e anzi a partire da un'epoca
assai lontana, non si possa più in nessun modo
considerare che i riti cristiani abbiano un carattere
iniziatico, è ciò su cui ci toccherà
insistere con precisione maggiore; ma dobbiamo far
rilevare fin d'ora che è in qualche modo
un'improprietà di linguaggio il dire che
essi hanno "perduto" tale carattere, come
se questo fatto fosse stato puramente accidentale,
giacché noi pensiamo, al contrario, che si
deve essere trattato di un adattamento, il quale,
nonostante le conseguenze rincrescevoli che necessariamente
ebbe sotto certi aspetti, fu tuttavia pienamente giustificato
e, anzi, reso necessario dalle circostanze di tempo
e di luogo.
Se
si tiene conto di quello che era, nell'epoca
in questione, lo stato del mondo occidentale, vale
a dire dell'insieme dei paesi allora compresi
nell'Impero romano, ci si può facilmente
rendere conto che, se il Cristianesimo non fosse "disceso"
nella sfera exoterica, tale mondo, nel suo insieme,
sarebbe stato presto privato di qualsiasi tradizione,
poiché quelle che vi avevano esistenza fino
a quel momento, e in particolare la tradizione greco-romana
che vi era diventata naturalmente predominante, erano
giunte a una degenerazione estrema, stato che indicava
come il loro ciclo di esistenza fosse sul punto di
terminare8. Questa "discesa",
insistiamo su questo punto, non era perciò
affatto un accidente o una deviazione, e il suo carattere
è al contrario da considerare come veramente
"provvidenziale", giacché evitò
all'Occidente di cadere fin da quell'epoca
in uno stato tutto sommato confrontabile con quello
in cui si trova attualmente. Del resto, il momento
in cui doveva prodursi una perdita generale della
tradizione come quella che caratterizza i tempi propriamente
moderni non era ancora arrivato; occorreva perciò
che avvenisse un "raddrizzamento", e questo
raddrizzamento solo il Cristianesimo poteva operarlo,
a condizione però di rinunciare al carattere
esoterico e "riservato" che esso aveva all'inizio9;
e in tal modo il "raddrizzamento" non solo
era benefico per l'umanità occidentale,
cosa che è troppo evidente perché sia
il caso di insistervi, ma era nello stesso tempo,
come d'altronde è necessariamente ogni
azione "provvidenziale" che intervenga nel
corso della storia, in perfetto accordo con le leggi
cicliche stesse.
Sarebbe
probabilmente impossibile assegnare una data precisa
al cambiamento che fece del Cristianesimo una religione
nel senso proprio della parola e una forma tradizionale
diretta indistintamente a tutti; ma è in ogni
caso certo che esso era già compiuto all'epoca
di Costantino e del Concilio di Nicea, di modo che
quest'ultimo dovette solo "sanzionarlo",
se così si può dire, inaugurando l'epoca
delle formulazioni "dogmatiche" destinate
a costituire una presentazione puramente exoterica
della dottrina10. Ciò non poteva
in ogni caso avvenire senza qualche inevitabile inconveniente,
poiché racchiudere in tal modo la dottrina
in formule nettamente definite e delimitate rendeva
molto più difficile, anche a coloro che ne
erano realmente capaci, di penetrarne il significato
profondo; per di più, le verità di ordine
più propriamente esoterico, le quali erano
per loro stessa natura fuori della portata della maggioranza,
non potevano più essere presentate se non come
"misteri" nel senso che la parola ha assunto
comunemente, vale a dire che, agli occhi della gente
comune, esse non dovevano tardare ad apparire come
qualcosa che era impossibile comprendere, o addirittura
che era vietato cercare di approfondire. Tali inconvenienti
tuttavia non erano tali da potersi opporre alla costituzione
del Cristianesimo in forma tradizionale exoterica
o a impedirne la legittimità, dato l'immenso
vantaggio che doveva da un altro punto di vista risultarne,
come già abbiamo detto, per il mondo occidentale;
d'altra parte, se il Cristianesimo in quanto
tale cessava con ciò di essere iniziatico,
permaneva ancora la possibilità che sussistesse,
al suo interno, un'iniziazione specificamente
cristiana per l'élite che non poteva
limitarsi al solo punto di vista dell'exoterismo
e rinchiudersi nelle limitazioni che sono inerenti
a quest'ultimo; ma questa è una delle
altre questioni che dovremo esaminare un po'
più avanti.
Occorre
tener conto, d'altra parte, che questo mutamento
nel carattere essenziale e, si potrebbe dire, nella
natura stessa del Cristianesimo, spiega perfettamente
perché, come dicevamo all'inizio, tutto
ciò che l'aveva preceduto sia stato volontariamente
avvolto dall'oscurità, e come, anzi, le
cose in tale situazione non potessero andare in modo
diverso. è in effetti evidente che la natura
del Cristianesimo originario, in quanto essenzialmente
esoterica e iniziatica, doveva rimanere totalmente
ignorata da coloro che erano ora ammessi nel Cristianesimo,
diventato exoterico; di conseguenza, tutto ciò
che poteva far conoscere o anche soltanto sospettare
quel che il Cristianesimo era stato ai suoi inizi,
doveva essere per loro ricoperto da un velo impenetrabile.
è chiaro che non a noi tocca ricercare con
quali mezzi ciò fu ottenuto; questo sarebbe
piuttosto il compito degli storici, se pure gli venisse
in capo di porsi la questione, questione che del resto
non potrebbe se non apparir loro insolubile, non sopportando
l'applicazione dei loro metodi abituali, i quali
prevedono che si faccia riferimento a "documenti"
che chiaramente in un caso del genere non possono
esistere; sennonché qui ci interessa soltanto
constatare la cosa e capirne le vere ragioni. Aggiungeremo
che, in simili condizioni, e contrariamente a quel
che potrebbero pensare gli appassionati di spiegazioni
razionali, le quali sono però sempre spiegazioni
superficiali e "semplicistiche", non si
può assolutamente attribuire questo "oscuramento"
delle origini a un'ignoranza troppo evidentemente
impossibile in coloro che dovevano anzi essere tanto
più coscienti della trasformazione del Cristianesimo
in quanto avevano preso essi stessi parte a essa in
modo più o meno diretto, e neppure pretendere,
secondo un pregiudizio abbastanza diffuso nei moderni,
che attribuiscono troppo volentieri agli altri la
loro propria mentalità, che si trattò
per parte di costoro di una manovra "politica"
e interessata, dalla quale non vediamo quale profitto
essi avrebbero potuto trarre di fatto; la verità
è, al contrario, che tale "occultamento"
fu rigorosamente richiesto dalla natura stessa delle
cose, affinché fosse mantenuta, in conformità
con l'ortodossia tradizionale, la distinzione
profonda tra le due sfere exoterica ed esoterica11.
Qualcuno
potrebbe forse chiedersi cosa accadde, nel corso di
un cambiamento simile, degli insegnamenti di Cristo,
i quali costituiscono per definizione il fondamento
del Cristianesimo, e dai quali esso non può
separarsi senza cessare di meritare il suo nome e
tenendo inoltre conto che non si vede cosa potrebbe
sostituirlo senza compromettere il carattere non-umano
al di fuori di cui non esiste più tradizione
autentica. In realtà tali insegnamenti non
furono toccati a causa di ciò, né modificati
in alcun modo nella loro "letteralità",
e il permanere del testo dei Vangeli e degli altri
scritti del Nuovo Testamento, che risalgono evidentemente
al primo periodo del Cristianesimo, ne costituisce
una prova sufficiente12; cambiata è
soltanto la loro comprensione, o se si preferisce,
la prospettiva secondo la quale essi sono intesi e
il significato che si dà loro per conseguenza,
senza però che si possa dire che ci sia nulla
di falso o di illegittimo in tale significato, giacché
è assiomatico che le medesime verità
sono suscettibili di ricevere applicazione in sfere
differenti, in virtù delle corrispondenze che
esistono tra tutti gli ordini di realtà. Soltanto
che ci sono precetti i quali, riguardando in modo
speciale coloro che seguono una via iniziatica, e
applicandosi per conseguenza a un ambiente ristretto
e in qualche modo qualitativamente omogeneo, diventano
di fatto impraticabili se si voglia estenderli a tutto
l'insieme della società umana; è
quanto si riconosce abbastanza esplicitamente quando
li si considera soltanto come "consigli di perfezione",
ai quali non è attribuito nessun carattere
di obbligatorietà13; ciò
equivale a dire che ciascuno non è tenuto a
seguire la via evangelica se non nella misura, non
soltanto della sua capacità, cosa che è
assiomatica, ma anche di ciò che gli permettono
le circostanze contingenti in cui si trova situato,
e questo è di fatto tutto quel che si può
ragionevolmente esigere da coloro che non mirano ad
andare di là dalla pratica exoterica14.
D'altra parte, per ciò che concerne la
dottrina propriamente intesa, se esistono verità
che possono essere capite sia exotericamente sia esotericamente,
secondo sensi riferentisi a gradi diversi di realtà,
altre ce ne sono che, facendo esclusivamente parte
dell'esoterismo e non avendo nessuna corrispondenza
al di fuori di quest'ultimo, diventano, come
già abbiamo detto, totalmente incomprensibili
quando si cerchi di trasporle nel campo dell'exoterismo,
e allora ci si deve di necessità limitare a
esprimerle in modo puro e semplice nella forma di
enunciazioni "dogmatiche", senza mai cercare
di dare di esse la minima spiegazione; sono queste
verità che costituiscono in modo proprio quelli
che si è convenuto di denominare i "misteri"
del Cristianesimo. A dire il vero, la stessa esistenza
di tali "misteri" sarebbe totalmente ingiustificata
se non si ammettesse il carattere esoterico del Cristianesimo
alle sue origini; tenendo invece conto di quest'ultimo,
essa assume il carattere di una conseguenza normale
e inevitabile dell'"esteriorizzazione"
mediante la quale il Cristianesimo, pur conservando
la stessa forma quanto alle apparenze, sia nella dottrina
sia nei riti, è diventato la tradizione exoterica
e specificamente religiosa che conosciamo oggi.
Fra
i riti cristiani, o più precisamente fra i
sacramenti che ne costituiscono la parte più
essenziale, quelli che presentano la rassomiglianza
maggiore con riti d'iniziazione, e di conseguenza
devono essere considerati come una loro "esteriorizzazione"
se mai essi hanno avuto tale carattere in origine15,
si pongono naturalmente, come già abbiamo fatto
notare in altri lavori, quelli che possono essere
ricevuti una volta sola, e primo fra tutti il battesimo.
Esso, mediante il quale il neofita era ammesso nella
comunità cristiana e in qualche modo incorporato
a questa, doveva evidentemente, fintanto che essa
fu un'organizzazione iniziatica, costituire la
prima iniziazione, vale a dire l'inizio dei "piccoli
misteri"; il carattere di "seconda nascita"
che esso ha conservato lo indica chiaramente, anche
se con un'applicazione diversa, quantunque discendendo
nella sfera exoterica. Aggiungeremo subito, per non
dover tornare in seguito sulla questione, che la cresima
o "confermazione" sembra aver segnato l'accesso
a un grado superiore, e la cosa più verosimile
è che quest'ultimo corrispondesse al compimento
dei "piccoli misteri"; per quel che riguarda
l'ordine, il quale dà ora soltanto la
possibilità di esercitare talune funzioni,
esso non può essere che l'"esteriorizzazione"
di un'iniziazione sacerdotale, riferentesi in
quanto tale ai "grandi misteri".
Per
rendersi conto che, in quello che potrebbe esser detto
il secondo stato del Cristianesimo, i sacramenti non
hanno più nessun carattere iniziatico, e sono
realmente solo più riti puramente exoterici,
è tutto sommato sufficiente tener conto del
caso del battesimo, giacché tutto il resto
ne dipende in modo diretto. Nonostante l'"oscuramento"
di cui abbiamo parlato, si sa perlomeno che, in origine,
per conferire il battesimo ci si circondava di rigorose
precauzioni, e che coloro che dovevano riceverlo erano
sottoposti a una lunga preparazione. Attualmente succede
invece in qualche modo l'esatto contrario, e
sembra che sia stato fatto tutto il possibile per
facilitare in modo estremo la ricezione di tale sacramento,
inteso che non soltanto esso è dato a chiunque
indistintamente, senza che si ponga nessuna questione
di qualificazione e di preparazione, ma è addirittura
possibile che sia conferito in modo valido da chiunque,
mentre gli altri sacramenti non possono esserlo se
non da coloro che, preti o vescovi, esercitino una
determinata funzione rituale.
Queste
facilitazioni, insieme al fatto che i fanciulli sono
battezzati il più presto possibile dopo la
nascita, ciò che esclude evidentemente l'idea
di una qualsiasi preparazione, non possono spiegarsi
se non con un cambiamento radicale nella concezione
stessa del battesimo, cambiamento in seguito al quale
esso fu considerato condizione indispensabile per
la "salvezza" e tale di conseguenza da dover
essere assicurata al maggior numero possibile di individui,
mentre in origine si trattava di cosa del tutto diversa.
Questo modo di vedere, secondo cui la "salvezza"
che di fatto è lo scopo finale di tutti i riti
exoterici, è necessariamente legata all'ammissione
nella Chiesa cristiana, è in definitiva una
conseguenza di quella sorta di "esclusivismo"
che è inevitabilmente collegato con il punto
di vista di ogni exoterismo in quanto tale.
Crediamo
non sia utile insistere di più su questo punto,
giacché è anche troppo chiaro che un
rito conferito a neonati, e senza che ci si preoccupi
assolutamente di determinare le loro qualificazioni
con un mezzo qualsiasi, non può avere il carattere
e il valore di un'iniziazione, anche se questa
fosse ridotta a non essere se non virtuale; del resto
dovremo ritornare tra poco sulla questione della possibilità
del permanere di un'iniziazione virtuale attraverso
i sacramenti cristiani.
Segnaleremo
accessoriamente ancora un punto che non manca di avere
la sua importanza: si tratta del fatto che nel Cristianesimo
com'è attualmente, e contrariamente a
come stavano in esso le cose ai suoi inizi, tutti
i riti senza nessuna eccezione sono pubblici; tutti
possono assistervi, anche a quelli che sembrerebbero
dover essere più specialmente "riservati",
come l'ordinazione di un prete o la consacrazione
di un vescovo, e a maggior ragione a un battesimo
o a una cresima. Ora, questa sarebbe una cosa inammissibile
se si trattasse di riti d'iniziazione, i quali
possono normalmente essere compiuti soltanto alla
presenza di coloro che già hanno ricevuto la
stessa iniziazione16; tra la pubblicità
dei riti da una parte, e dall'altra l'esoterismo
e l'iniziazione, vi è un'evidente
incompatibilità. Se ciò nonostante consideriamo
un tale argomento solo secondario, la ragione è
che, se non ce ne fossero altri, si potrebbe sostenere
che si tratta soltanto di un abuso dovuto a una certa
degenerazione, come talvolta se ne possono produrre
in un'organizzazione iniziatica senza però
che questa arrivi fino a perdere, per ciò,
il suo carattere proprio; sennonché abbiamo
visto che, precisamente, la discesa del Cristianesimo
nella sfera exoterica non era affatto da considerare
una degenerazione, e del resto le altre ragioni da
noi esposte sono pienamente sufficienti a far vedere
come, in realtà, non possa più trattarsi
di iniziazione.
Se
sussistesse ancora un'iniziazione virtuale, come
taluni hanno prospettato nelle obiezioni che ci hanno
rivolto, e se di conseguenza coloro che hanno ricevuto
i sacramenti cristiani, o anche il solo battesimo,
non avessero di conseguenza più bisogno di
cercare una qualsiasi altra forma di iniziazione17,
come si potrebbe spiegare l'esistenza di organizzazioni
iniziatiche specificamente cristiane, come si ebbero
incontestabilmente nel corso di tutto il Medioevo,
e quale potrebbe essere allora stata la loro ragion
d'essere, visto che i loro riti particolari avrebbero
fatto in certo qual modo doppio uso con i riti usuali
del Cristianesimo? Si risponderà forse che
questi ultimi costituiscono o rappresentano soltanto
un'iniziazione ai "piccoli misteri",
cosicché la ricerca di un'altra iniziazione
si sarebbe imposta a coloro che avessero voluto andar
più lontano e accedere al "grandi misteri";
ma, a parte il fatto che è assai inverosimile,
per non dire di più, che tutti coloro che entrarono
nelle organizzazioni in questione siano stati pronti
ad affrontare tale dominio, contro una supposizione
di questo genere c'è un fatto decisivo:
questo fatto è l'esistenza dell'ermetismo
cristiano, poiché per definizione stessa l'ermetismo
si situa precisamente nel campo dei "piccoli
misteri"; né parleremo delle iniziazioni
di mestiere, le quali pure si riferiscono allo stesso
dominio e, pur nel caso in cui non possano esser dette
specificamente cristiane, nondimeno richiedevano dai
loro membri, in un ambiente cristiano, la pratica
dell'exoterismo corrispondente.
Ora,
dobbiamo prevedere ancora un equivoco, giacché
taluni potrebbero esser tentati di trarre da quel
che precede una conclusione errata, pensando che,
se i sacramenti non hanno più alcun carattere
iniziatico, la conseguenza è che non possono
mai avere effetti di quest'ordine, al che essi
non mancherebbero senza dubbio di opporre certi casi
in cui sembra che le cose non siano andate così;
la verità è che di fatto i sacramenti
non possono avere tali effetti di per se stessi, giacché
la loro efficacia propria è limitata alla sfera
exoterica, ma che tuttavia c'è qualcos'altro
di cui occorre tener conto in proposito. Di fatto,
ovunque esistano iniziazioni dipendenti in modo particolare
da una forma tradizionale determinata e che assumono
come base l'exoterismo di quest'ultima,
i riti exoterici possono, per coloro che abbiano ricevuto
tale iniziazione, essere in qualche modo trasposti
in un altro ordine, nel senso che essi se ne serviranno
in quanto supporto per il lavoro iniziatico vero e
proprio, e che di conseguenza, per loro, gli effetti
non ne saranno più limitati alla sola sfera
exoterica come accade per la generalità degli
aderenti alla stessa forma tradizionale; sotto questo
profilo, accade del Cristianesimo come di ogni altra
tradizione, dal momento che c'è o c'è
stata un'iniziazione propriamente cristiana.
Soltanto che, è sottinteso che lungi dal dispensare
dall'iniziazione regolare o dal poter sostituirsi
a essa, tale impiego iniziatico dei riti exoterici
la presuppone al contrario in modo essenziale come
condizione necessaria della sua stessa possibilità,
condizione alla quale le qualificazioni più
eccezionali non potrebbero supplire, e al di fuori
della quale tutto quel che va di là dal livello
ordinario può al massimo portare al misticismo,
vale a dire a qualcosa che in realtà è
ancora situato all'interno dell'exoterismo
religioso.
Si
può facilmente capire da ciò che abbiamo
detto in ultimo, qual era realmente il caso di coloro
che nel Medioevo lasciarono scritti di ispirazione
chiaramente iniziatica, che oggi si ha comunemente
il torto di prendere per dei "mistici" perché
non si conosce nient'altro, ma che certamente
furono qualcosa di ben diverso. Né è
assolutamente il caso di supporre che si sia trattato
di casi di iniziazione "spontanea", o di
casi d'eccezione in cui un'iniziazione virtuale
rimasta aderente al sacramenti abbia potuto diventare
effettiva, quando esistevano tutte le possibilità
di un ricollegamento normale a qualcuna delle organizzazioni
iniziatiche regolari che esistevano a quell'epoca,
spesso anche sotto la copertura degli ordini religiosi
e al loro interno, quantunque senza che si confondessero
con essi. Non possiamo soffermarci di più su
questo argomento per non allungare indefinitamente
la nostra esposizione, ma faremo ancora notare che
è precisamente quando tali iniziazioni cessarono
di esistere, o per lo meno di essere sufficientemente
accessibili da offrire ancora realmente tali possibilità
di ricollegamento, che ebbe origine il misticismo
propriamente detto, per cui le due cose appaiono strettamente
legate18. Del resto, quel che diciamo qui
si applica soltanto alla Chiesa latina, ed è
anche assai interessante notare come nelle Chiese
d'Oriente non ci sia mai stato misticismo nel
senso in cui esso è inteso nel Cristianesimo
occidentale dopo il secolo XVI; tale fatto può
far pensare che una certa iniziazione del genere di
quelle a cui facevamo allusione ha dovuto mantenersi
in queste Chiese, ed effettivamente è quel
che vi si trova con l'esicasmo, il cui carattere
realmente iniziatico non sembra dubbio, anche se,
qui come in molti altri casi, ha subito diminuzioni
più o meno sensibili nel corso dei tempi moderni,
come conseguenza naturale delle condizioni generali
di quest'epoca, alla quale non possono sfuggire
se non le iniziazioni che siano estremamente poco
diffuse, lo siano sempre state o abbiano deciso volontariamente
di "chiudersi" più che mai a evitare
qualsiasi degenerazione. Nell'esicasmo l'iniziazione
propriamente detta è essenzialmente costituita
dalla trasmissione regolare di certe formule, esattamente
confrontabili con la comunicazione dei mantra
nella tradizione indù e con quella del wird
nelle turuq islamiche; esiste tutta una "tecnica"
dell'invocazione quale mezzo proprio del lavoro
interiore19, mezzo ben distinto dai riti
cristiani exoterici, anche se tale lavoro può
nondimeno trovare un altro punto d'appoggio in
questi ultimi come abbiamo spiegato, dal momento in
cui, con le formule richieste, l'influenza alla
quale esse servono da veicolo sia stata trasmessa
in modo valevole, ciò che implica naturalmente
l'esistenza di una catena iniziatica ininterrotta,
giacché non si può evidentemente trasmettere
se non quel che si è Ricevuto20.
Anche queste sono questioni che possiamo soltanto
indicare qui in modo molto sommario, sennonché,
dal momento che l'esicasmo è ancora vivo
ai giorni nostri, ci sembra che sarebbe possibile
trovare da questa parte certi chiarimenti su quel
che hanno potuto essere i caratteri e i metodi di
altre iniziazioni cristiane che sfortunatamente appartengono
al passato.
Per
concludere finalmente, possiamo dire questo: nonostante
le origini iniziatiche del Cristianesimo, quest'ultimo,
nel suo stato attuale, non è certo nulla di
diverso da una religione, vale a dire una tradizione
esclusivamente exoterica, e non contiene in sé
altre possibilità oltre quelle di qualsiasi
exoterismo; né lo pretende affatto, poiché
in esso non si tratta mai se non di ottenere la "salvezza".
Una iniziazione può naturalmente sovrapporsi
a esso, e anzi normalmente lo dovrebbe perché
la tradizione sia veramente completa, attraverso il
possesso effettivo dei due aspetti exoterico ed esoterico;
sennonché, perlomeno nella sua forma occidentale,
tale iniziazione di fatto non esiste più al
presente. è però assiomatico che l'osservanza
dei riti exoterici è pienamente sufficiente
per ottenere la "salvezza"; è certamente
già molto, ed è persino tutto quel che
può legittimamente pretendere, oggi più
che mai, l'immensa maggioranza degli esseri umani;
ma cosa dovranno fare, in tali condizioni, coloro
per i quali, secondo l'espressione di certi mutaçawwufîn,
"il Paradiso è ancora solo una prigione"?
Note
1.
Non abbiamo potuto impedirci di provare un certo stupore
vedendo come taluni abbiano trovato che gli Aperçus
sur l'Initiation trattano in modo più
diffuso e diretto del Cristianesimo di quanto non
facciano altri nostri lavori; possiamo assicurare
costoro che, tanto in quell'occasione quanto
in altre, noi non abbiamo mai inteso parlarne se non
nella misura in cui ciò era strettamente necessario
per la comprensione di quel che stavamo esponendo,
e, se così si può dire, in funzione
delle diverse questioni che dovevamo toccare nel corso
della nostra trattazione. Non meno sorprendente è
che altri lettori, i quali assicurano tuttavia di
aver seguito attentamente e costantemente tutto quel
che abbiamo scritto, abbiano creduto di trovare in
questo libro qualcosa di nuovo a tal riguardo mentre,
in merito a tutti i punti che ci hanno segnalato,
non abbiamo al contrario fatto altro che riprendere
semplicemente considerazioni già da noi sviluppate
in alcuni dei nostri articoli apparsi in precedenza
in "Le Voile d'Isis" e in "études
Traditionnelles".
2.
A tal proposito, non è forse privo di interesse
notare come in arabo il termine qanûn,
derivato dal greco, sia usato per indicare qualsiasi
legge adottata per ragioni puramente contingenti e
non costituente parte integrante della shariyah,
o legislazione tradizionale.
3.
In particolare, abbiamo avuto spesso occasione di
rilevare un tal modo di procedere nell'interpretazione
attuale dei Padri della Chiesa, e più in particolare
nei Padri greci: si fa il massimo sforzo per sostenere
che solo a torto si vorrebbero vedere in essi allusioni
esoteriche, e quando la cosa diventa del tutto impossibile,
non si esita ad attribuirglielo come una colpa e a
dichiarare che si è trattato da parte loro
di una deplorevole debolezza!
4.
Si confronti A.K. Coomaraswamy: L'ordination
bouddhique est-elle une initiation?, nel n. di
luglio 1939 di "études Traditionnelles".
5.
è tale illegittima estensione che in seguito
diede luogo, nel Buddhismo indiano, a deviazioni come
la negazione delle caste: il Buddha non aveva da tener
conto di esse all'interno di un'organizzazione
chiusa i cui membri dovevano, almeno in linea di principio,
essere al di là della loro distinzione; sennonché,
voler sopprimere tale distinzione in un intero ambiente
sociale costituiva un'eresia formale dal punto
di vista della tradizione indù.
6.
Faremo incidentalmente osservare che questo avrebbe
in particolare come conseguenza la pretesa che sia
precluso alle influenze spirituali di produrre effetti
concernenti la semplice sfera corporea, quali ad esempio
le guarigioni miracolose.
7.
Se l'azione dello Spirito Santo si esercitasse
soltanto nella sfera esoterica, perché questa
è la sola a essere veramente trascendente,
chiederemmo inoltre ai nostri contraddittori, che
sono cattolici, cosa si dovrebbe pensare della dottrina
secondo la quale esso interviene in occasione della
formulazione dei dogmi più patentemente exoterici.
8.
è scontato che, parlando del mondo occidentale
nel suo insieme, facciamo eccezione per una élite
che non solo comprendeva ancora la sua tradizione
dal punto di vista esteriore, ma continuava inoltre
a ricevere l'iniziazione ai misteri; la tradizione
avrebbe potuto in tal modo conservarsi ancora più
o meno a lungo in un ambiente sempre più circoscritto,
ma questo è fuori della questione che stiamo
indagando ora, poiché si tratta qui della generalità
degli Occidentali, e fu per quest'ultima che
il Cristianesimo dovette venire a sostituirsi alle
antiche forme tradizionali nel momento in cui esse
si riducevano a non esser più che "superstizioni"
nel senso etimologico della parola.
9.
Sotto questo riguardo, si potrebbe dire che il passaggio
dall'esoterismo all'exoterismo costituiva
un vero e proprio "sacrificio", cosa che
è del resto vera per qualsiasi discesa dello
spirito.
10.
Contemporaneamente, la "conversione" di
Costantino implicava il riconoscimento, attraverso
un atto in qualche modo ufficiale da parte dell'autorità
imperiale, del fatto che la tradizione greco-romana
doveva ormai considerarsi estinta, anche se di essa
sopravvissero naturalmente, abbastanza a lungo, resti
che potevano solo degenerare sempre più prima
di scomparire in modo definitivo; sono questi resti
che un po' più tardi furono qualificati
con il termine spregiativo di "paganesimo".
11.
Ci è già occorso in altra sede di far
notare come la confusione tra le due sfere sia una
delle cause che danno più di frequente origine
a "sette" eterodosse, e non c'è
dubbio che di fatto, fra le antiche eresie cristiane,
ce ne sia un certo numero che non ebbero origine diversa;
questo spiega ancor meglio tutte le precauzioni che
furono prese allo scopo di evitare tale confusione
per quanto fosse possibile; evidentemente non si può
contestare l'efficacia di queste ultime sotto
simile profilo, anche se, da un punto di vista completamente
diverso, si è tentati di rimpiangere che esse
abbiano potuto avere l'effetto secondario di
imporre difficoltà quasi insormontabili a uno
studio approfondito e completo del Cristianesimo.
12.
Quand'anche si accettassero, e non è il
nostro caso, le pretese conclusioni della "critica"
moderna, la quale, con intenzioni troppo chiaramente
antitradizionali, si sforza di assegnare a questi
scritti date che siano le più "tarde"
possibili, essi sarebbero certamente sempre anteriori
alla trasformazione di cui stiamo parlando.
13.
Non intendiamo parlare degli abusi ai quali ha talvolta
potuto dar luogo questa specie di restrizione o di
"minimizzazione", ma delle reali necessità
di un adattamento a un ambiente sociale che comprende
individui i più diversi e disuguali possibile
sotto il profilo del livello spirituale, e ai quali
tuttavia un exoterismo deve rivolgersi allo stesso
titolo e senza nessuna eccezione.
14.
Tale pratica exoterica potrebbe essere definita come
il minimo necessario e sufficiente per assicurare
la "salvezza", giacché è questo
l'unico scopo al quale essa è di fatto
destinata.
15.
Quando diciamo, in quest'occasione, riti di iniziazione,
intendiamo con tale espressione i riti che abbiano
propriamente lo scopo di comunicare l'influenza
iniziatica; è ovvio che oltre a questi possono
esistere altri riti iniziatici, riservati cioè
a una élite che abbia già ricevuto
l'iniziazione: si può così pensare,
ad esempio, che l'Eucarestia fosse agli inizi
un rito iniziatico di questo genere, non però
un rito di iniziazione.
16.
In seguito all'articolo da lui scritto sull'ordinazione
buddhistica e da noi prima ricordato, ponemmo ad A.K.
Coomaraswamy una domanda a tale riguardo; egli ci
confermò che tale ordinazione non veniva mai
conferita se non in presenza dei soli membri del Sangha,
composto unicamente da coloro che l'avessero
essi stessi ricevuta, a esclusione non soltanto degli
estranei al Buddhismo, ma anche degli aderenti "laici",
i quali in fondo non erano che associati "dall'esterno".
17.
A dire il vero, abbiamo un forte timore che per molta
gente questo sia il motivo principale che li spinge
a voler credere che i riti cristiani abbiano conservato
un valore iniziatico; in fondo, essi vorrebbero essere
dispensati da qualsiasi ricollegamento iniziatico
regolare e ciò nonostante pretendere di ottenere
risultati di quest'ordine; anche se ammettono
che tali risultati possono essere solo eccezionali
nelle presenti condizioni, ognuno di essi si crede
volentieri destinato a far parte delle eccezioni;
inutile dire che si tratta soltanto di una deplorevole
illusione.
18.
Con ciò non intendiamo dire che certe forme
d'iniziazione cristiana non abbiano continuato
a essere praticate più tardi, giacché
noi abbiamo anzi ragione di pensare che anche attualmente
ne permanga ancora qualcosa, ma questo in ambienti
talmente circoscritti che di fatto possono essere
considerati praticamente inaccessibili, oppure, come
diremo tra poco, in rami del Cristianesimo diversi
dalla Chiesa latina.
19.
Una interessante osservazione che si può fare
in proposito è che tale invocazione è
indicata in greco con il termine mnêmê,
"memoria" o "ricordo", che è
l'esatto equivalente dell'arabo dhikr.
20.
C'è da osservare come fra i moderni interpreti
dell'esicasmo, molti si sforzino di "minimizzare"
l'importanza del suo aspetto propriamente "tecnico",
vuoi perché questo corrisponde realmente alle
loro tendenze, vuoi perché pensano di distogliere
così dall'esicasmo certe critiche che
provengono da un disconoscimento completo delle cose
iniziatiche; è questo, in ogni caso, un esempio
delle diminuzioni di cui dicevamo poc'anzi.