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Crisi
del mondo moderno
Qualche
Conclusione
Nel
presente libro abbiamo voluto essenzialmente mostrare
come l'applicazione dei dati tradizionali permetta
di risolvere i problemi che attualmente si impongono
nel modo più immediato, di spiegare lo stato
presente dell'umanità terrestre e, in pari
tempo, di giudicare non secondo idee convenzionali o
preferenze sentimentali, ma secondo verità, tutto
quel che costituisce propriamente la civiltà
moderna. Non pretendiamo di aver esaurito il soggetto,
né di averne sviluppato completamente tutti gli
aspetti; del resto, i principi ai quali noi costantemente
ci ispiriamo ci obbligano a presentare delle vedute
essenzialmente sintetiche, e non analitiche come quelle
del sapere "profano"; senonché tali vedute, appunto
perché sintetiche, vanno assai più lontano
nel senso di una vera spiegazione che non una qualunque
analisi, ogni analisi non potendo avere, in realtà,
che un mero valore descrittivo. In ogni caso, noi pensiamo
di aver detto abbastanza per permettere a coloro che
son capaci di comprendere di trarre da quanto si è
esposto almeno una parte delle conseguenze contenutevi;
ed essi debbono persuadersi che un tale lavoro è
di ben altro profitto che non una lettura che non lascia
alcun posto alla riflessione e alla meditazione. A tali
facoltà abbiamo voluto invece fornire un punto
di partenza adatto, un appoggio sufficiente per elevarsi
di là dalla vana moltitudine delle opinioni individuali.
Ci
resta da dire qualcosa su ciò che si potrebbe
chiamare la portata pratica di un tale studio; questa
portata, potremmo trascurarla, ovvero potremmo disinteressarcene
se ci fossimo mantenuti nel dominio della dottrina metafisica
pura, in relazione alla quale ogni applicazione è
solo contingente e accidentale: ma qui, è proprio
delle applicazioni che si tratta. Le quali, a parte
ogni punto di vista pratico, hanno peraltro una doppia
ragion d'essere: esse sono le conseguenze legittime
dei principi, lo sviluppo normale di una dottrina che,
essendo una e universale, deve abbracciare senza eccezione
tutti gli ordini della realtà; in pari tempo,
per alcuni almeno, esse sono un mezzo preparatorio per
innalzarsi ad una conoscenza superiore, secondo quel
che si è spiegato a proposito della "scienza
sacra".
Quando
si è nel campo delle applicazioni, è lecito
inoltre considerarle anche in sé stesse e nel
loro valore intrinseco, sempreché non si sia
da ciò condotti a perdere di vista la loro connessione
ai principi; un pericolo del genere è reale -
appunto da ciò essendo derivata la degenerescenza
che ha dato luogo alla "scienza profana" - ma esso cessa
di esistere per coloro che sanno che tutto deriva e
dipende dalla intellettualità pura e che quanto
non procede coscientemente da essa può solo essere
illusorio. Come l'abbiamo spesso ripetuto, tutto
deve cominciare dalla conoscenza; e quel che sembra
essere più remoto dall'ordine pratico proprio
in quest'ordine si dimostra maggiormente efficace
essendo l'elemento senza il quale è impossibile
conseguire qualcosa di realmente valido e di diverso
da una vana e superficiale agitazione. Per cui, tornando
più specialmente al problema che qui ci interessa,
possiamo dire che se tutti capissero che cosa veramente
sia il mondo moderno, questo stesso mondo cesserebbe
subito di esistere, la sua esistenza, come quella dell'ignoranza
e di tutto quel che è limitazione, essendo puramente
negativa; essa deriva solo dalla negazione della verità
tradizionale e super-umana.
Un
mutamento si produrrebbe allora senza catastrofi, mutamento
impossibile per altra via. Abbiamo dunque torto nell'affermare
che una tale conoscenza è suscettibile di conseguenze
pratiche veramente incalcolabili? Ma, da un altro lato,
è purtroppo assai difficile ammettere che ognuno
possa arrivare a questa conoscenza, da cui la gran parte
degli uomini sono oggi certamente assai più lontani
di quanto mai lo siano stati. è vero che ciò
non è per nulla necessario, bastando una élite
poco numerosa, ma costituita in modo abbastanza saldo,
per dare la direzione alla massa, la quale obbedirebbe
alle sue suggestioni senza nemmeno sospettare l'esistenza
e i mezzi di azione di tale élite. La
costituzione effettiva di una élite del
genere è però ancora possibile in Occidente?
Noi
non abbiamo l'intenzione di tornare su quanto abbiamo
già avuto occasione di esporre altrove circa
la funzione dell'élite intellettuale
nelle diverse circostanze che si possono considerare
possibili in un avvenire più o meno imminente.
Ci limiteremo dunque a dire quanto segue: quale si sia
il modo in cui dovrà compiersi il mutamento costituente
quel che si può dire il passaggio da un mondo
all'altro, e che si tratti inoltre di cicli più
o meno vasti, questo stesso mutamento, anche se avrà
l'apparenza di una brusca frattura, non comporterà
mai una discontinuità assoluta, essendovi una
concatenazione di cause che collega insieme tutti i
cicli. L'élite di cui parliamo, se
riuscisse a costituirsi finché si è ancora
in tempo, potrebbe preparare il mutamento in modo che
esso si svolga nelle condizioni più favorevoli
e che il perturbamento da cui esso sarà inevitabilmente
accompagnato sia in un certo modo ridotto ad un minimo.
Ma quand'anche così non fosse, le rimarrebbe
sempre un altro compito, ancor più importante:
contribuire a conservare quel che deve sopravvivere
al mondo presente e servire all'organizzazione
del mondo futuro. è evidente che non bisogna
aspettare che la discesa sia finita per preparare la
risalita, risalita che avrà luogo necessariamente,
perfino se non si potrà evitare che intanto la
discesa dia luogo a qualche cataclisma. Così,
in ogni caso, il lavoro fatto non sarà perduto:
non può esserlo nei riguardi dei benefici che
l'élite ne trarrà per sé
stessa, ma non lo sarà nemmeno nei riguardi dei
suoi ulteriori risultati per l'insieme dell'umanità.
Ora,
le cose vanno considerate nel modo seguente: l'élite
esiste ancora nelle civiltà orientali e, anche
ammettendo che vi si riduca sempre di più di
fronte all'invasione spirituale europea, non per
questo essa cesserà di esistere fino all'ultimo,
perché è necessario che così sia
per custodire il deposito di una tradizione imperitura
e per assicurare la trasmissione di tutto quel che deve
essere conservato. Invece in Occidente l'élite
non esiste più. Ci si può dunque chiedere
se qui essa si ricostituirà prima della fine
dell'epoca nostra, cioè se, malgrado la
sua deviazione, il mondo occidentale prenderà
parte a questa conservazione e trasmissione. Se ciò
non accadrà, la conseguenza sarebbe che la sua
civiltà finirà interamente, in essa non
essendovi più nessun elemento utilizzabile per
l'avvenire e ogni traccia dello spirito tradizionale
essendovi scomparso.
Così
posto, il problema non può avere che una importanza
secondaria rispetto al risultato finale; esso presenta
tuttavia un certo interesse da un punto di vista relativo,
che noi dobbiamo pur considerare, se vogliamo tener
conto delle condizioni particolari del periodo in cui
viviamo. In via di principio, basterebbe far rilevare
che questo mondo occidentale, malgrado tutto, è
la parte di un insieme dal quale esso sembra essersi
staccato dopo l'inizio dei tempi moderni, e che
nell'integrazione ultima di un ciclo tutte le parti
debbono in un qualche modo potersi ritrovare. Ma ciò
non implica necessariamente una restaurazione preliminare
della tradizione occidentale, poiché questa può
essersi conservata soltanto allo stato di possibilità
permanente nella sua stessa scaturigine, al di fuori
della forma speciale da essa rivestita ad un dato momento.
Ciò, solo a titolo di accenno, poiché,
per far capire interamente ciò di cui si tratta,
bisognerebbe trattare dei rapporti esistenti fra la
tradizione primordiale e le tradizioni subordinate,
cosa che qui noi non possiamo pensare di fare. Questo
sarebbe il caso più sfavorevole per il mondo
occidentale preso in sé stesso, e il suo stato
attuale fa temere che proprio tale caso dovrà
realizzarsi. Noi abbiamo però detto che vi sono
dei segni che ci permettono di pensare che ogni speranza
in una migliore soluzione non è ancora del tutto
perduta.
In
Occidente esiste oggi un numero di persone, più
grande di quel che si creda, le quali cominciano a prender
conoscenza di quel che manca alla loro civiltà:
se esse restano in vaghe aspirazioni e in ricerche troppo
spesso sterili, se accade perfino che esse smarriscano
definitivamente la via, ciò avviene per il loro
mancare di dati reali, che nulla potrebbe sostituire,
e per l'inesistenza di una organizzazione che possa
dar loro il necessario orientamento dottrinale. Beninteso,
qui non parliamo di coloro che han potuto trovare questo
orientamento nelle tradizioni orientali tanto da trovarsi,
intellettualmente, fuori dal mondo occidentale: costoro,
d'altronde, non rappresentano che un caso d'eccezione
e non potrebbero esser considerati come parti integranti
di una élite occidentale. Essi sono in
realtà un prolungamento delle élites
orientali, il quale potrebbe esercitare una funzione
di collegamento dopo che l'élite
occidentale sia giunta a costituirsi. Quanto alla élite
occidentale, essa quasi per definizione potrebbe solo
costituirsi attraverso una iniziativa propriamente occidentale,
nel che sta tutta la difficoltà. Una tale iniziativa
sarà possibile in due soli modi: o l'Occidente
ne troverà in sé stesso i mezzi, con un
ritorno diretto alla sua propria tradizione, ritorno
che sarebbe come lo spontaneo svegliarsi di possibilità
latenti; ovvero alcuni elementi occidentali compiranno
quest'opera di restaurazione con l'aiuto di
una certa conoscenza delle dottrine orientali, conoscenza
che, pur non potendo essere assolutamente diretta, poiché
essi debbono restare occidentali, potrebbe tuttavia
conseguirsi grazie ad una specie d'influenza di
secondo grado, esercitantesi attraverso intermediari
come quelli cui or ora abbiamo alluso. La prima di queste
due ipotesi è poco probabile, giacché
essa implica l'esistere, in Occidente, di almeno
un centro in cui lo spirito tradizionale si sia conservato
integralmente: e noi abbiamo detto che, malgrado certe
affermazioni, l'esistenza di un centro del genere
appare assai dubbia. è la seconda ipotesi che
bisogna dunque esaminare più da vicino.
In
questo caso, anche se non è necessario assolutamente,
pure sarebbe bene che l'élite in
formazione assumesse come punto d'appoggio una
organizzazione occidentale avente già una sua
esistenza effettiva; ora, sembra che in Occidente non
vi sia più che un'unica organizzazione possedente
un carattere tradizionale e conservante una dottrina
tale da fornire al lavoro di cui si tratta una base
appropriata: è la Chiesa Cattolica. Senza nulla
cambiare nella forma religiosa sotto la quale essa si
presenta all'esterno, basterebbe restituire alla
dottrina di questa il senso profondo che essa ha realmente,
ma del quale i suoi rappresentanti attuali sembrano
non aver più coscienza: tanto poco, quanto dell'unità
essenziale di questa dottrina con le altre forme tradizionali,
le due cose essendo d'altronde inseparabili. Sarebbe
la realizzazione del Cattolicesimo nel vero senso della
parola, poiché questo termine, etimologicamente,
esprime l'idea della universalità, cosa
troppo dimenticata da coloro che vorrebbero farne la
denominazione esclusiva di una forma speciale e puramente
occidentale, priva di ogni legame effettivo con le altre
tradizioni; e si può dire che se allo stato presente
delle cose il Cattolicesimo ha solo una esistenza virtuale,
ciò accade per il fatto che in esso non troviamo
realmente la coscienza dell'universalità.
Ma non è men vero che l'esistenza di una
organizzazione avente un tale nome indica una base possibile
per la restaurazione dello spirito tradizionale nella
sua accezione più completa, tanto più
che, nel Medioevo, essa già servì di sostegno
a questo spirito nel mondo occidentale. Non si tratterebbe
insomma che di un ripristino di quel che già
esistette prima della deviazione moderna con gli adattamenti
necessari alle condizioni di un'altra epoca. E
se alcuni si stupiranno o protesteranno contro una idea
del genere, ciò vorrà solo dire che essi
stessi, a loro insaputa e forse loro malgrado, sono
imbevuti di spirito moderno fino al punto di aver perduto
interamente il senso di una tradizione, della quale
essi conservano soltanto la scorza. Interesserebbe sapere
se il formalismo della "lettera", che è ancora
una delle varietà del "materialismo" quale da
noi è stato precedentemente spiegato, ha soffocato
definitivamente la spiritualità, ovvero se quest'ultima
ne è stata solo oscurata in modo passeggero e
può svegliarsi ancora nel seno stesso dell'organizzazione
esistente; ma solo lo sviluppo futuro degli avvenimenti
permetterà di rispondere a ciò.
D'altronde
può darsi che questi stessi avvenimenti prima
o poi imporranno ai dirigenti della Chiesa Cattolica
come una necessità ineluttabile ciò di
cui essi non sanno comprendere l'importanza diretta
in funzione di intellettualità pura. Sarà
certo deplorevole se, per indurli a riflettere, occorreranno
circostanze così contingenti, come quelle relative
al dominio politico, considerato fuori da ogni principio
superiore; ma bisogna pur ammettere che l'occasione
per lo sviluppo di possibilità latenti può
essere offerta a ciascuno dai mezzi più alla
portata della sua facoltà attuale di comprensione.
Per cui, diremo quanto segue: di fronte all'aggravarsi
di un disordine che sempre più si generalizza,
bisogna far appello all'unità di tutte le
forze spirituali esercitanti ancora un'azione nel
mondo esterno, in Oriente così come in Occidente;
e, da parte dell'Occidente, non ci è dato
di vedere che quelle della Chiesa Cattolica. Se quest'ultima,
per tale via, potesse venire in contatto con i rappresentanti
delle vere tradizioni orientali, dovremmo rallegrarci
di questo primo risultato, che potrebbe precisamente
costituire il punto di partenza per quel che abbiamo
in vista, perché senza dubbio presto ci si accorgerà
che un'intesa semplicemente esteriore e "diplomatica"
sarebbe illusoria e non potrebbe avere le conseguenze
desiderate; per cui bisognerebbe pur venire a ciò
da cui normalmente si avrebbe dovuto cominciare, ossia
a considerare un accordo in funzione dei principi, accordo
la cui condizione necessaria e sufficiente è
che i rappresentanti dell'Occidente ritornino ad
essere veramente coscienti di questi principi, così
come lo sono quelli dell'Oriente. La vera intesa,
diciamolo ancora una volta, può compiersi solo
dall'alto e dall'interno, quindi nel dominio
che può venire chiamato indifferentemente intellettuale
o spirituale, per noi i due termini avendo in fondo
esattamente lo stesso senso. In seguito, l'intesa
partendo da questo punto si svilupperebbe necessariamente
anche in tutti gli altri domini, allo stesso modo che,
una volta che un principio sia posto, v'è
solo da dedurne o "esplicitarne" tutte le conseguenze
compresevi. Per tutto ciò, vi è un solo
ostacolo: il proselitismo occidentale, che non può
decidersi ad ammettere che talvolta si ha bisogno di
"alleati" che non siano dei "sudditi"; o, per parlare
più esattamente, è il difetto di comprensione
di cui il proselitismo non è che uno degli effetti.
Quest'ostacolo
potrà venire sormontato? Se non lo potrà,
l'élite, per costituirsi, non dovrà
più contare che sugli sforzi di coloro che saranno
qualificati a tanto per la loro capacità intellettuale,
al di fuori di ogni ambiente definito, e naturalmente
bisognerà anche contare sull'aiuto dell'Oriente.
L'opera dell'élite sarebbe allora
più difficile e la sua azione non potrebbe esercitarsi
che a più lunga scadenza, poiché essa
dovrebbe crearsi da sé tutti gli strumenti necessari,
invece di trovarseli pronti come nell'altro caso.
Ma noi non crediamo che per gravi che tali difficoltà
siano, esse possano impedire quel che, in un modo o
nell'altro, dovrà esser compiuto.
Onde
è opportuno dichiarare ancora questo: già
ora nel mondo occidentale sono visibili indici certi
di un movimento ancora indeterminato, ma che potrà,
anzi in via normale dovrà, condurre alla ricostituzione
di una élite intellettuale, a meno che
una soluzione violenta della crisi non intervenga troppo
rapidamente, ad impedirgli di svilupparsi sino in fondo.
Occorre appena dire che la Chiesa, in vista della sua
futura funzione, avrebbe tutto l'interesse di portarsi
in un qualche modo oltre questo movimento anziché
lasciare che esso si compia senza di essa ed esser poi
costretta a seguirlo onde conservare una influenza che
minaccerebbe di sottrarlesi. Non è necessario
porsi da un punto di vista molto alto e arduo per comprendere
che, insomma, è la Chiesa che avrebbe i maggiori
vantaggi nell'assumere un'attitudine che,
d'altronde, lungi dall'esigere da parte sua
il menomo compromesso d'ordine dottrinale, avrebbe
anzi per risultato lo sbarazzarla da ogni infiltrazione
dello spirito moderno e per via della quale nulla verrebbe
a modificarsi esternamente. Sarebbe piuttosto paradossale
vedere un Cattolicesimo integrale realizzarsi senza
il concorso della Chiesa Cattolica, che allora si troverebbe
forse nella singolare posizione di dover accettare di
esser difesa, contro i più terribili attacchi
da essa mai subiti, da persone che i suoi dirigenti,
o almeno coloro che essa lascia parlare in loro nome,
in un primo tempo avrebbero cercato di squalificare
facendoli oggetto delle accuse più infondate.
Da parte nostra, ci dispiacerebbe se qualcosa di simile
dovesse accadere: ma se si vuole che le cose non giungano
fino a tale punto è tempo che coloro che, per
la loro posizione, hanno le maggiori responsabilità,
agiscano con piena conoscenza di causa e non permettano
che tentativi, i quali possono avere conseguenze della
massima importanza, rischino di esser frustrati dall'incomprensione
o dalla malevolenza di qualche individualità
più o meno subalterna, cosa che già si
è verificata e che mostra ancora una volta fino
a qual punto oggi il disordine regni dappertutto. Noi
prevediamo che non ci si sarà affatto grati di
tali avvertimenti, da noi dati in piena indipendenza
e in un modo del tutto disinteressato; poco importa,
e noi non per questo cesseremo di dire quel che deve
esser detto, quando occorrerà e nella forma che
riterremo più adeguata alle circostanze. Ciò
che qui diciamo, è solo la sintesi delle conclusioni
da noi tratte da certe "esperienze" assai recenti, fatte,
naturalmente, su di un piano puramente intellettuale.
Almeno per il momento, non è il caso di entrare,
nel riguardo, in dettagli che del resto in sé
stessi risulterebbero poco interessanti: ma possiamo
affermare che, in quanto precede, non vi è una
sola parola scritta senza avervi prima ben riflettuto.
A ciò sarebbe perfettamente inutile opporre sottigliezze
filosofiche che noi vogliamo ignorare; noi parliamo
seriamente di cose serie e non abbiamo tempo da perdere
in discussioni verbali che per noi non hanno alcun interesse;
e intendiamo tenerci assolutamente fuori da ogni polemica,
da ogni disputa di scuola o di partito, allo stesso
modo che respingiamo recisamente ogni tentativo di applicare
a noi una qualunque etichetta occidentale, non essendovene
nessuna che sia al caso. Che ciò piaccia o meno
a certuni, così stanno le cose e nulla, nel riguardo,
può farci cambiare attitudine.
Ed
ora dobbiamo fare un avvertimento anche a coloro che,
per la loro capacità di una comprensione più
alta, anche se non per il grado di conoscenza da essi
effettivamente raggiunto, sembrano destinati a divenire
gli elementi di una possibile élite. è
certo che lo spirito moderno, il quale è veramente
"diabolico" in ogni senso della parola, cerca con tutti
i mezzi d'impedire che questi elementi, oggi isolati
e dispersi, giungano alla coesione necessaria per esercitare
un'azione reale sulla mentalità generale.
Spetta dunque a quelli che più o meno completamente
hanno già preso coscienza dello scopo verso il
quale debbono tendere i loro sforzi, di non lasciarsi
sviare dalle difficoltà che incontreranno, quali
esse siano. Per coloro che non sono ancora giunti al
punto a partir dal quale un orientamento infallibile
non permette più di scostarsi dalla retta via,
son sempre da temersi le deviazioni più gravi:
la massima prudenza è dunque necessaria, e noi
vorremmo anzi dire che essa deve spingersi fino alla
diffidenza, poiché l'"avversario", che fino
a quel punto non sarà ancora definitivamente
vinto, sa assumere le forme più varie e talvolta
più inattese. Accade spesso che quelli che credono
di essere sfuggiti al "materialismo" moderno siano captati
da cose che, pur sembrando opporsi ad esso, in realtà
sono dello stesso ordine. Data la loro conformazione
mentale, a tale riguardo occorre mettere specialmente
in guardia gli Occidentali contro la suggestione che
su di essi possono esercitare "fenomeni" più
o meno straordinari. Da ciò derivano in massima
parte gli errori "neo-spiritualisti" e si può
prevedere che questo pericolo si accentuerà,
le forze oscure che alimentano il disordine attuale
trovando qui uno dei loro più potenti mezzi d'azione.
è
perfino probabile che noi non si sia più tanto
lontani dall'epoca cui si riferisce questa predizione
evangelica, già da noi altrove ricordata: "Sorgeranno
dei falsi Cristi e dei falsi profeti, che faranno grandi
prodigi e cose stupefacenti, fino a sedurre, se fosse
possibile, gli stessi eletti".
Gli
"eletti" sono, come la parola lo indica, coloro che
fan parte dell'élite intesa nella
pienezza del suo vero senso: per questo - diciamolo
in tale occasione - noi abbiamo usato il termine malgrado
l'abuso che di esso fa il mondo "profano". Se costoro,
per via della "realizzazione" interiore a cui sono giunti,
non possono più venir sedotti, le cose vanno
diversamente per quelli che, non avendo ancora che alcune
possibilità di conoscenza, sono propriamente
soltanto i "chiamati"; onde l'Evangelo dice che
"molti saranno i chiamati, ma pochi gli eletti". Noi
entriamo in un'epoca in cui sarà particolarmente
difficile "distinguere il grano dalla mala erba", effettuare
realmente quel che i teologi chiamano "la discriminazione
degli spiriti"; ciò, per via di manifestazioni
disordinate che s'intensificheranno e moltiplicheranno,
e altresì per via del difetto di vera conoscenza
in coloro, la funzione normale dei quali dovrebbe essere
di guidare gli altri, mentre oggi troppo spesso non
sono che delle "guide cieche". Si vedrà allora
se, in tali condizioni, le sottigliezze dialettiche
saranno di una qualche utilità, e se una "filosofia",
sia anche la migliore possibile, basterà per
arrestare lo scatenamento delle "potenze infernali".
Questa è un'altra ancora delle illusioni
da cui alcuni debbono guardarsi; poiché vi sono
troppe persone le quali, ignorando che cosa sia l'intellettualità
pura, si imaginano che una conoscenza semplicemente
filosofica, la quale, perfino nel migliore dei casi,
è appena un'ombra della vera conoscenza,
sia capace di rimediare a tutto e di attuare la rettificazione
della mentalità contemporanea; allo stesso modo
che vi sono altri che credono di trovare nella stessa
scienza moderna un mezzo per innalzarsi a delle verità
superiori, laddove questa scienza si fonda proprio sulla
negazione di tali verità. Tutte queste illusioni
sono altrettante cause di sviamento; una quantità
di sforzi ne resta dissipata in pura perdita; ed è
così che molti fra quelli che oggi vorrebbero
sinceramente reagire contro lo spirito moderno sono
ridotti all'impotenza, perché, non avendo
saputo trovare i principi fondamentali senza di cui
ogni azione è assolutamente vana, essi si lasciano
trascinare in vicoli ciechi, dai quali non possono più
uscire.
Coloro
che riusciranno a vincere tutti questi ostacoli e a
trionfare dell'ostilità di un ambiente opposto
ad ogni spiritualità, saranno senza dubbio pochi;
ma, ancora una volta, non è il numero che qui
importa, poiché qui siamo in un campo le cui
leggi sono affatto diverse da quelle della materia.
Non vi è dunque ragione di disperare; e quand'anche
non si potesse sperare di raggiungere un risultato sensibile
prima che il mondo moderno precipiti, questo non sarebbe
un motivo per non cominciare un'opera la cui portata
reale va ben oltre l'epoca attuale. Coloro che
fossero tentati di cedere allo scoraggiamento debbono
pensare che nulla di quanto viene compiuto in quest'ordine
può mai andar perduto; che il disordine, l'errore
e l'oscurità possono trionfare solo in apparenza
e in modo affatto momentaneo; che tutti gli squilibri
parziali e transitori debbono necessariamente concorrere
alla costituzione del grande equilibrio totale e che
nulla potrà mai prevalere in modo definitivo
contro la potenza della verità: la loro divisa
sia quella adottata in altri tempi da certe organizzazioni
iniziatiche dell'Occidente: Vincit omnia Veritas
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