Prefazione
Nei
nostri scritti non abbiamo l'abitudine di riferirci
all'attualità immediata, perché
la nostra attenzione è costantemente rivolta
al principi i quali, si potrebbe dire, sono di un'attualità
permanente, ponendosi fuori del tempo; e anche quando
ci accade di uscire dalla sfera della metafisica pura
per esaminarne talune applicazioni, facciamo sì
che le applicazioni conservino una portata generale.
Così ci comporteremo anche in questa occasione;
tuttavia dobbiamo ammettere che le considerazioni
che esporremo in questo studio presentano inoltre
un certo interesse più particolare nel presente
momento, a motivo delle discussioni che negli ultimi
tempi sono sorte sul problema dei rapporti tra religione
e politica, problema che è soltanto una forma
particolare assunta, in condizioni determinate, da
quello più generale delle relazioni tra la
sfera dello spirito e la sfera temporale. Sarebbe
tuttavia un errore credere che le nostre considerazioni
ci siano state dettate in modo più o meno diretto
dalla situazione accidentale alla quale abbiamo alluso,
o che sia nostra intenzione ricollegarvele decisamente,
giacché ciò equivarrebbe ad accordare
un'importanza esagerata a cose che hanno invece
soltanto un carattere episodico e non possono perciò
esercitare alcuna influenza su concezioni la cui origine
e natura sono in realtà di ordine totalmente
diverso.
Poiché
è nostra abitudine cercare di chiarire in anticipo
tutti i malintesi che riusciamo a prevedere, desideriamo
evitare innanzi tutto, nel modo più netto ed
esplicito possibile, questa interpretazione falsa
che taluni potrebbero dare al nostro pensiero, sia
per passione politica o religiosa, o per idee preconcette,
sia invece anche soltanto per incomprensione del punto
di vista dal quale ci poniamo. Tutto quanto diremo
in questo lavoro lo avremmo detto anche, ed esattamente
nello stesso modo, se i fatti che oggi attirano l'attenzione
generale sui problemi dei rapporti tra la sfera dello
spirito e la sfera del temporale non si fossero verificati;
le circostanze attuali ci hanno soltanto dimostrato,
in modo più chiaro che mai, che era necessario
e opportuno parlarne; sono state, se si vuole, l'occasione
che ci ha spinto a esporre ora alcune verità
invece di molte altre che ci ripromettiamo ugualmente
di formulare se non ce ne mancherà il tempo,
ma che non ci appaiono suscettibili di un'applicazione
altrettanto immediata; questa è la sola funzione
che le circostanze hanno avuto nei nostri confronti.
Nelle
discussioni a cui ci riferiamo, soprattutto ci ha
colpito il fatto che né l'una né
l'altra parte si era preoccupata di situare i
problemi sul loro vero terreno, di distinguere cioè
l'essenziale dall'accidentale, i principi
necessari dalle circostanze contingenti; occorre dire
che la cosa non ci ha sorpreso, perché vi abbiamo
visto semplicemente un nuovo esempio, dopo tanti altri,
della confusione che oggi regna in ogni campo e che
noi, per i motivi espressi in opere precedenti1,
consideriamo tipica del mondo moderno. Tuttavia non
possiamo trattenerci dal deplorare che la confusione
si estenda anche ai rappresentanti di un'autorità
spirituale autentica: essi sembrano perdere di vista
quella che dovrebbe costituire la loro vera forza,
cioè la trascendenza della dottrina in nome
della quale sono qualificati a parlare. Si sarebbe
dovuto distinguere prima di tutto la questione di
principio dalla questione di opportunità: sulla
prima non ha senso discutere, giacché appartiene
a una sfera che non può soggiacere ai procedimenti
essenzialmente "profani" della discussione;
quanto alla seconda, la quale d'altronde era
di carattere meramente politico, e si potrebbe quasi
dire diplomatico, essa è in ogni caso molto
secondaria e, rigorosamente parlando, non deve avere
alcuna influenza sulla questione di principio; di
conseguenza, sarebbe stato preferibile non dare all'avversario
neppure la possibilità di sollevarla, anche
se si fosse trattato di semplici apparenze; per quel
che ci riguarda, aggiungeremo che essa non ci interessa
minimamente.
Quanto
a noi, intendiamo situarci esclusivamente nel campo
dei principi; così potremo permetterci di restare
completamente al di fuori di ogni discussione, di
ogni polemica, diatriba di scuola o di partito, in
cui non vogliamo essere invischiati né da lontano
né da vicino, a nessun titolo e in nessuna
misura. Poiché siamo assolutamente indipendenti
da tutto quel che non sia la verità pura e
disinteressata, e siamo decisi a rimanerlo, ci proponiamo
semplicemente di dire come stanno le cose senza la
minima preoccupazione di piacere o dispiacere a chicchessia;
non ci attendiamo niente né dagli uni né
dagli altri, non speriamo neppure che coloro che potrebbero
trarre vantaggio dalle idee che formuleremo ce ne
siano grati in qualche modo, e del resto questo ci
importa pochissimo. Avvertiamo soltanto, ancora una
volta, che non siamo disposti a lasciarci rinchiudere
in nessuno degli schemi abituali, e che sarebbe vano
tentare di applicarci una qualunque "etichetta",
giacché, fra tutte quelle che sono diffuse
nel mondo occidentale, non ve n'è alcuna,
in realtà, che si adatti a noi; alcune insinuazioni,
provenienti del resto in modo simultaneo dalle direzioni
più opposte, ci hanno dimostrato ancora di
recente che è opportuno ripetere una dichiarazione
di questo genere, affinché le persone di buona
fede sappiano come regolarsi e non siano indotte ad
attribuirci intenzioni incompatibili con il nostro
vero atteggiamento e con quel punto di vista puramente
dottrinale che è il nostro.
Grazie
alla natura stessa di questo punto di vista, svincolato
da ogni contingenza, possiamo esaminare i fatti attuali
con la totale imparzialità con cui li esamineremmo
se fossero avvenimenti appartenenti a un passato lontano,
avvenimenti di cui parleremo soprattutto quando dovremo
citare esempi storici per chiarire la nostra esposizione.
è inteso che attribuiamo al nostro scritto,
come spiegavamo all'inizio, una portata del tutto
generale, la quale supera tutte le forme particolari
che, secondo i tempi e i luoghi, possono assumere
il potere temporale e persino l'autorità
spirituale; ed è necessario che precisiamo,
in particolare e senza tardare ulteriormente, che
quest'ultima non ha per noi obbligatoriamente
la forma religiosa, al contrario di ciò che
comunemente si immagina in Occidente. Lasciamo a ciascuno
la possibilità di ricavare da queste considerazioni
l'applicazione che gli sembrerà più
adatta a questo o quel caso particolare, che volutamente
ci asteniamo dall'esaminare in modo diretto;
affinché tale applicazione sia legittima e
valida, è sufficiente che sia fatta in uno
spirito conforme al principi da cui ogni cosa dipende,
spirito che noi chiamiamo tradizionale nel senso proprio
del termine, e del quale disgraziatamente tutte le
tendenze specificamente moderne sono l'antitesi
o la negazione.
In
quest'opera esamineremo precisamente un altro
degli aspetti della deviazione moderna, e sotto questo
profilo lo studio attuale completerà quanto
abbiamo già spiegato negli scritti citati poco
fa. Del resto, sarà facile constatare che gli
errori che si sono prodotti nel corso degli ultimi
secoli sul problema dei rapporti tra lo spirituale
e il temporale sono lungi dall'avere carattere
di novità; ma le loro manifestazioni anteriori
avevano avuto soltanto conseguenze limitate, mentre
oggi gli stessi errori si sono in qualche modo incorporati
nella mentalità comune fino a diventare parte
integrante di un modo di pensare e di essere che si
estende sempre di più. Questo fatto è
particolarmente grave e inquietante; e, se non interverrà
a breve scadenza un "raddrizzamento", si
può prevedere che il mondo moderno sarà
trascinato in qualche catastrofe, verso la quale sembra
diretto a una velocità sempre maggiore. Avendo
esposto altrove le considerazioni che possono giustificare
questa affermazione2, non le ripeteremo;
aggiungeremo soltanto questo: se nelle presenti circostanze
c'è ancora qualche speranza di salvezza
per il mondo occidentale, pare che essa debba consistere,
almeno in parte, nel mantenimento della sola autorità
tradizionale che ancora vi sopravvive; ma è
necessario che l'autorità abbia piena
coscienza di se stessa per essere in grado di fornire
un fondamento effettivo per tali sforzi che, altrimenti,
corrono il rischio di rimanere dispersi e non coordinati.
Questo, per lo meno, è uno dei mezzi più
immediati che possono essere presi in considerazione
per una restaurazione dello spirito tradizionale;
indubbiamente, ve ne sono altri, qualora il primo
venisse a mancare; ma poiché la restaurazione,
che è anche l'unico rimedio al disordine
attuale, è il fine essenziale che ci proponiamo
costantemente quando, uscendo dalla metafisica pura,
passiamo a considerare la situazione contingente,
è facile capire come non possiamo trascurare
nessuna delle possibilità che si offrono per
raggiungerla, anche se tali possibilità sembrano
avere per il momento soltanto poche probabilità
di realizzazione. Le nostre vere intenzioni sono queste,
e queste soltanto; tutte le altre che ci potrebbero
essere attribuite sono assolutamente inesistenti;
e se poi qualcuno sostenesse che le riflessioni che
seguiranno ci sono state suggerite da influenze esteriori
di qualsivoglia natura, gli opponiamo in anticipo
la smentita più formale.
Dopo
tali precisazioni, che consideriamo per esperienza
una precauzione non inutile, crediamo di poterci dispensare,
da ora in avanti, da ogni allusione diretta all'attualità,
affinché sia ancora più percepibile
e incontestabile il carattere rigorosamente dottrinale
che vogliamo conservare a tutti i nostri scritti.
Indubbiamente, le passioni politiche o religiose non
ne saranno soddisfatte, ma di questo non potremo se
non rallegrarci, giacché il nostro compito
non è di fornire argomenti a tali discussioni,
che ci appaiono del tutto vane, se non addirittura
miserevoli, bensì di rammentare i principi,
il cui oblio è in fondo l'unica vera causa
di tutte queste discussioni. Ripetiamo che è
la nostra stessa indipendenza a permetterci questa
messa a punto in spirito di assoluta imparzialità,
senza concessioni o compromessi di sorta. D'altronde,
essa ci vieta anche qualsiasi funzione che non sia
quella che abbiamo or ora definito; si può
infatti mantenere un'assoluta indipendenza soltanto
se non si abbandona la sfera dell'intellettualità
pura, sfera che del resto è quella dei principi
essenziali e immutabili e dalla quale deriva più
o meno direttamente tutto il resto. Da essa deve necessariamente
cominciare il raddrizzamento di cui parlavamo poco
fa: se si prescinde dal ricollegamento ai principi,
non si possono ottenere se non risultati meramente
esteriori, instabili e illusori; sennonché
anche questa non è che una delle forme di quell'affermazione
della supremazia dello spirituale sul temporale che
costituirà l'argomento del presente studio.
Note
1.
Oriente e Occidente, Milano, Luni Editrice,
1993 e La crisi del mondo moderno, Roma, Edizioni
Mediterranee, 1972.
2.
La crisi del mondo moderno.